Celtic League – Massimo Cuttitta e la politica degli orticelli

Come ho annunciato venerdì, Massimo Cuttitta, ex pilone azzurro e dell’Amatori Milano, sarà il nuovo tecnico della mischia della nazionale scozzese di rugby. Domenica ho fatto una chiacchierata con Massimo (l’intervista integrale la troverete sul numero di agosto di Rugby!) e, tra i vari argomenti trattati, c’è stata soprattutto una frase che mi ha colpito.

Come ho annunciato venerdì, Massimo Cuttitta, ex pilone azzurro e dell'Amatori Milano, sarà il nuovo tecnico della mischia della nazionale scozzese di rugby. Domenica ho fatto una chiacchierata con Massimo (l'intervista integrale la troverete sul numero di agosto di Rugby!) e, tra i vari argomenti trattati, c'è stata soprattutto una frase che mi ha colpito. E' un'ovvietà, è banale e già la sapevo. Ma sentita dire ha assunto tutto un altro aspetto. E mi ha fatto riflettere sui veri mali del rugby (e non solo) italiano.

"Per due anni ho allenato la mischia di Edimburgo e Glasgow. All'apparenza è assurdo. Sono due team antagonisti, rivali, eppure mi hanno permesso di allenarli entrambi. Per il bene comune della Scozia". Questa la frase detta da Massimo Cuttitta, mentre mi raccontava della sua esperienza scozzese, ora culminata con la nomina a coach della mischia della Scozia.
Per il bene comune. Team antagonisti. Insomma, nemici uniti per il bene della Nazione. Ripenso allo Stato italiano, al nostro Parlamento. Ripenso come, anche di fronte a leggi buone, l'opposizione (qualsiasi opposizione) vota a prescindere contro. Come tra opposizione e maggioranza non si cerchi di lavorare assieme, pur con tutti i distinguo, per il bene comune della nostra Italia.
Poi penso a Treviso, al Veneto. Ripenso a come gli orticelli, le rivalità decennali abbiano affossato un progetto che poteva essere vincente. Che poteva fare bene alle squadre venete, al movimento del nordest e all'Italia. Penso ai Consiglieri Federali. Al loro voto volutamente segreto. Penso a Carlo Checchinato. Ai discorsi politici fatti in questi mesi. Agli scontri tra nord e sud, dentro e fuori la Federazione. Penso a Munari che vuole fare tutto lui. Penso alla Benetton che "metto i soldi e comando io". Penso a Rovigo, Padova, Venezia che non vogliono collaborare con chi ha più peso (economico). Penso a chi attacca la Fir perché voleva controllare le franchigie. Penso a chi reputa oltraggioso che la Federazione metta becco nelle decisioni tecniche di due franchigie create appositamente per essere di supporto alla nazionale. Penso, anche e soprattutto, chi ha fatto delle scelte politiche e non sportive. Chi, per interessi che esulano dallo sport, ha spinto candidature che non dovevano esserci, ma ha preferito l'interesse di parte a quello comune.
Penso a tutto ciò, poi penso a Massimo Cuttitta. Penso a lui che si muove tra Edimburgo e Glasgow. Che porta la sua esperienza, le sue tecniche e la sua qualità e la mette a disposizione di tutti i giocatori di mischia della Scozia. Che siano di Edimburgo o di Glasgow. Due team rivali, ma pronti a rinunciare ad alcuni segreti pur di far crescere dei giocatori più forti e, al tempo stesso, più utili alla loro nazionale. Questo devono fare le franchigie. Questo è ragionare per il bene comune del rugby e non chiudersi nel proprio arido e inutile orticello. Il resto sono parole. Il resto sono supponenza ed egoismo. Il resto è una politica miope, limitata. Insomma, il resto è tipicamente italiano.