Grandi opere: si vuole fare davvero il Ponte sullo Stretto?

Silvio Berlusconi l’ha sempre considerato una delle priorità del suo governo: il ponte tra Sicilia e Calabria, l’opera in grado di battere tutti i record ingegneristici nel suo campo e di dare imperituro prestigio internazionale al nostro paese. Tuttavia secondo Gianni Piazza, co-autore insieme a Donatella Della Porta di un libro su movimenti No-TAV e

Silvio Berlusconi l’ha sempre considerato una delle priorità del suo governo: il ponte tra Sicilia e Calabria, l’opera in grado di battere tutti i record ingegneristici nel suo campo e di dare imperituro prestigio internazionale al nostro paese.

Tuttavia secondo Gianni Piazza, co-autore insieme a Donatella Della Porta di un libro su movimenti No-TAV e No-Ponte, quella dello stretto di Messina sarebbe in realtà una tipica farsa all’italiana. Piazza ha infatti sostenuto recentemente ad un convegno dell’Università Milano-Bicocca sui movimenti NIMBY che nessuno, tra i molti promotori politici ed economici locali del Ponte da lui intervistati per la realizzazione del libro, è in realtà convinto che la titanica opera verrà mai completata.

Troppe le difficoltà: di ordine sismico soprattutto. Il Ponte, sostengono i suoi stessi promotori, non verrà mai fatto davvero. Quello che li interessa è però che il processo venga avviato, che si possano cominciare i lavori, che venga smossa un po’ di terra insomma: questo allo scopo di intascare i finanziamenti statali che ricadrebbero sul territorio, che li arricchirebbero anche in assenza di un’opera vera e propria.

Ve lo immaginate? Un enorme ponte incompleto.

Magari con una titanica torre lasciata a metà o una campata incompleta: un’opera emblematica per il Meridione nostrano, tristemente noto per le periferie delle sue città, spesso costellate di edifici costruiti a metà.

Al di là delle facili ironie, desta preoccupazione anche considerare che – come ha ricordato Piazza nel corso del seminario – il coordinamento della progettazione e realizzazione del Ponte è stato affidato ad Impregilo, il colosso indicato da molti come uno dei principali responsabili del disastro ambientale campano degli ultimi anni.

Foto: zibibboo, Flickr.