Kosovo, nuova indipendenza per vecchie mafie

Lo schema è quello tipico, ormai in atto da secoli: si appoggia a parole e con i fatti l’indipendenza di un piccolo stato mettendo in campo parolone come autodeterminazione dei popoli quando in realtà gli scopi sono ben altri, da quello immediato di creare una fascia di stati cuscinetto deboli, amici e disponibili contro dragoni

di elvezio

Lo schema è quello tipico, ormai in atto da secoli: si appoggia a parole e con i fatti l’indipendenza di un piccolo stato mettendo in campo parolone come autodeterminazione dei popoli quando in realtà gli scopi sono ben altri, da quello immediato di creare una fascia di stati cuscinetto deboli, amici e disponibili contro dragoni e orsi dell’est a quello di annacquare l’idea stessa di “stato forte” di modo da creare sempre meno vincoli e freni per gli interessi economici globalizzanti e soprannazionali.

Ecco quindi che all’Europa, con la creazione di questo ennesimo staterello, arriva quasi a quota 50 e spalanca le porte a una serie di problemi infiniti che vedono come questione centrale la gestione delle frontiere e la trasformazione di ex guerriglieri e boss mafiosi in classe politica dirigente. Grazie alla sua posizione geografica strategica come poche altre, il Kosovo è già e diventerà sempre di più un importante nodo per il traffico di droga in arrivo dall’Afghanistan, esportazione di armi in Africa e per un immenso afflusso di merci contraffatte (sigarette in primis) e di immigrazione clandestina (lavoro nero e prostituzione) dall’Est.

Molti dei politici e dei quadri dirigenziali hanno posizioni poco chiare e fedine penali dubbie, a partire dal primo ministro Hashim Taci, ex comandante Uck e ora principale referente per gli USA, con forti legami con alcuni clan albanesi e più di un sospetto di coinvolgimento in traffici illeciti e contrabbando. Posizione poco chiara, la sua, anche nei confronti di almeno 28 omicidi di uomini del partito di Rugova. Senza contare alcune migliaia di morti e desaparecidos in tempo di guerra.

Altro uomo chiave di questo quadro è un criminale di guerra come Ramush Haradinaj, sempre Uck ed ex premier, processato all’Aja per crimini di guerra ma capace di influenzare a distanza, con folle che inneggiano alla sua dubbia figura. Il Kosovo non ha ancora nemmeno una Costituzione (ci penserà qualche politico americano a scrivergliela) né la sua esistenza è stata sancita dall’unico organismo che potrebbe farlo, ovvero l’Onu, ma il “diritto all’autodeterminazione” ottunde e soffoca ogni tentativo di discussione e chi sostiene che servirebbe un lungo processo di negoziati viene semplicemente messo a tacere come illiberale.

Spazio dunque ai traffici illeciti ma anche all’immensa giungla degli affari al margine della legalità, fra enormi centri commerciali che spuntano come funghi e nei quali si può trovare ogni tipo di marca contraffatta, gestione dei servizi di telefonia, energia e trasporti quantomeno dubbia e frodi (fiscali e non) di ogni tipo. E voci tanto pacate da non sembrare nemmeno di parte come quella di Sanda Raskovic-Ivic trovano poco spazio e cassa di risonanza.

Fonte: Il Giornale, Carlo Bertani

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