Berlusconi e Sarkozy: quando la politica diventa pop

“Se Berlusconi avesse le tette farebbe l’annunciatrice”. Così Enzo Biagi aveva profetizzato le modalità comunicative e politiche dell’attuale presidente del consiglio, sempre in televisione con il sorriso stampato in faccia, proprio come le annunciatrici che ricordiamo quasi in bianco e nero. E aveva ragione da vendere. Un modello vincente in quanto disegnato sui codici della

“Se Berlusconi avesse le tette farebbe l’annunciatrice”. Così Enzo Biagi aveva profetizzato le modalità comunicative e politiche dell’attuale presidente del consiglio, sempre in televisione con il sorriso stampato in faccia, proprio come le annunciatrici che ricordiamo quasi in bianco e nero. E aveva ragione da vendere.

Un modello vincente in quanto disegnato sui codici della neotelevisione, a cui ormai da vent’anni la gente assiste ed è affezionata. Ciò che è pubblico è privato e viceversa, non è un caso se Berlusconi offre la sua villa in Sardegna come ritrovo per appuntamenti e riunioni con capi di stato e ministri.

Nei media Berlusconi assume molteplici rappresentazioni, naturalmente tutte filtrate dal suo staff. A volte si presenta come l’unto del signore, altre come il presidente operaio, altre ancora fa le corna nelle foto di gruppo, fino ad arrivare all’incarnazione del macho che fa avances a veline o star della tv. Insomma uno nessuno e centomila.

Berlusconi usa i codici della cultura pop in una realtà italiana che è nella maggior parte dei cittadini totalmente depoliticizzata. Parole come polis, agorà hanno perso significato e familiarità, sostituiti da modalità di espressione che si rifanno a logiche televisive. Una scuola che ha già fatto proseliti, basta dare un’occhiata a Sarkozy in Francia. Che se ne parli bene o male non importa, purchè se ne parli.

Berlusconi e Sarkozy non vincono perché controllano la tv, ma perché sono loro stessi la televisione.