Lodo Alfano: Berlusconi contento perché potrà lavorare al sabato, mentre Mancino pensa una riforma del Csm

Del Lodo Alfano si è detto tutto, ormai. C’è chi vuole un referendum abrogativo (Di Pietro), chi vota contro ma tutto sommato gli va pure bene (Pd), chi si astiene (Udc) e chi firma senza grossi problemi (Napolitano). Proprio la firma del Presidente della Repubblica ha posto un grosso problema agli oppositori del provvedimento, perché

di luca17

Del Lodo Alfano si è detto tutto, ormai. C’è chi vuole un referendum abrogativo (Di Pietro), chi vota contro ma tutto sommato gli va pure bene (Pd), chi si astiene (Udc) e chi firma senza grossi problemi (Napolitano). Proprio la firma del Presidente della Repubblica ha posto un grosso problema agli oppositori del provvedimento, perché si sa che in questo paese a mettersi contro il Capo di Stato si fa sempre brutta figura, pertanto anche l’irriducibile Di Pietro si vede costretto a condire le sue perentorie dichiarazioni con dei “pur rispettando…” e “nonostante che…” riferiti al Presidente.

Berlusconi dal canto suo festeggia felice il tempo ritrovato, affermando: “Ora il sabato potrò lavorare tranquillamente e non stare con i miei avvocati… Ora non verrò più perseguitato, da quando sono sceso in politica ho dovuto far fronte a 2.502 udienze”. A rimetterci, sempre secondo il Cavaliere sarà però il suo avvocato, poiché “Così facendo – ha detto – avete licenziato Ghedini e i suoi collaboratori…”

Tempo di riflessioni invece per Nicola Mancino. ”Siamo stati al centro di polemiche esterne che potevano essere evitate – ha dichiarato il vicepresidente del Csm – ci hanno detto qual e’ il ruolo del Csm cosa deve fare o non fare, ritengono che la riforma della giustizia passi dalla storica modifica del Csm. Io sono tra quelli che da antica data sostengono questa modifica, ma la riforma e’ diversa dalle polemiche”. La riforma del Consiglio Superiore della Magistratura agli occhi del suo vicepresidente appare ineludibile, ma Mancino rifiuta di lasciarsi trascinare nel vortice della polemica e mantiene toni pacati.

Ultima notazione per il Presidente della Camera Gianfranco Fini, il quale ha annunciato che non si avvarrà del Lodo Alfano in relazione alla causa intentatagli dal pm di Potenza Henry John Woodcock a seguito di una querela per diffamazione presentata contro l’allora leader di An per affermazioni fatte, durante la trasmissione «Porta a Porta», sulla vicenda di “vallettopoli”. Parlando di intercettazioni telefoniche in cui era coinvolto il suo portavoce, Salvo Sottile, l’allora capo di An aveva detto che Woodcock era «noto per una certa fantasia investigativa, chiamiamola così».

La causa in pratica verte sulla discussione se rientrasse o meno nelle sue facoltà parlamentari un giudizio così tagliente (avvocato di Fini è la ben nota Giulia Bongiorno).

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