La Nera

Ogni volta che vediamo le auto rallentare di fronte ad un incidente possiamo renderci conto che poche cose attirano e suggestionano l’animo umano come la violenza e la morte. Chi pensa che la spettacolarizzazione della cronaca nera sia un fenomeno recente non si rende conto che “la nera” ha sempre attirato a se la folla

Ogni volta che vediamo le auto rallentare di fronte ad un incidente possiamo renderci conto che poche cose attirano e suggestionano l’animo umano come la violenza e la morte. Chi pensa che la spettacolarizzazione della cronaca nera sia un fenomeno recente non si rende conto che “la nera” ha sempre attirato a se la folla di curiosi, di detective improvvisati, di boia e di innocentisti.

E proprio “La nera” s’intitola il particolarissimo libro di Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi, anzi più che un libro si potrebbe definire un tour guidato attraverso i principali “fattacci” di cronaca italiana dal dopoguerra ad oggi. Ci sono tutti: da Pacciani ai boia del Circeo, da Simonetta Cesaroni a “Er Canaro”, descritti, catalogati, e analizzati attraverso le loro parole, i loro gesti, curiosità gossippare gomito a gomito con atti giudiziari.

Ma più che i testi, decisamente brevi e ai limiti dell’essenziale, quando si parla di nera, contano i fatti o meglio le immagini. Nelle foto c’è tutto quello che le parole non possono dire, un mondo di smorfie, di sguardi, i corpi con le loro pose scomposte, l’eleganza delle ombre in bianco e nero. Ecco i corpi di Franca Pappalardo, e di Giovanni, Giuseppina e Antonio Ricciardi, nella casa di via San Gregorio, a Milano. La testa di Antonio pende dal seggiolone, in primo piano le gambe e i pantaloni corti del piccolo Giovanni. Ed ecco Carlo Sacchi, composto nella camera ardente con la fascia bianca che gli serra la mascella, il conte Bellentani nella casa a Montecarlo, e poi con la moglie a una festa, poco prima che la donna uccidesse l’amante. Immagini anche forti che rivelano quale sia il vero fascino della violenza: il fascino dell’ignoto, il bisogno di sapere “cosa gli è passato per la testa” all’assassino che ha trasformato la quiete di una casa nella scena di un crimine.

L’unica pecca del libro è quella di lasciare molto spazio all’immagine è poca al testo, ma visto che il libro vuole essere soprattutto un modo per ricordare che “questo è stato” allora, forse, va bene anche così…