Ore 12 – Congresso di Rifondazione alla “baionetta”

Si apre a Chianciano Terme il congresso di Rifondazione, il settimo. E’ un congresso rebus. Con un partito che ha bruciato il proprio patrimonio, oggi alla ricerca di se stesso, ma sprofondato nel buio più profondo, senza linea strategica e senza leadership. Dopo 17 anni il Prc vorrebbe ripartire da zero. Ma non può. Il

Si apre a Chianciano Terme il congresso di Rifondazione, il settimo. E’ un congresso rebus. Con un partito che ha bruciato il proprio patrimonio, oggi alla ricerca di se stesso, ma sprofondato nel buio più profondo, senza linea strategica e senza leadership.

Dopo 17 anni il Prc vorrebbe ripartire da zero. Ma non può. Il peso dei suoi errori non gli permettono né di stare fermo, né di voltar pagina. Non sono pochi a voler tornare indietro. E nemmeno quelli in fuga.

Dopo la batosta elettorale che ha cancellato la sinistra “comunista” dal Parlamento, non è facile trovare una via d’uscita e cercare di risalire la china. Anche perché gli errori e le sconfitte non sembrano aver insegnato molto al suo gruppo dirigente. Che, anzi, si è addirittura superato in negativo, in una agguerritissima battaglia precongressuale dominata da trabocchetti, gioco delle tessere inventate, brogli, ricorsi, invettive e “accoltellamenti” vari degne dei peggiori momenti del comunismo di “guerra”.

Tant’è. Niente di nuovo, si potrebbe dire. Sono cinque le mozioni in lizza e nessuna può vantare la maggioranza dei voti. In pratica la sfida è fra l’ex ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero (con il coordinatore di essere Comunisti Claudio Grassi) e il governatore della Puglia Nichi Vendola (con Franco Giordano e l’ex maggioranza bertinottiana). E’ guerra su tutto. Il 52% del partito non vuole Vendola segretario. Ma il … 60% è contro Ferrero.

Il congresso si apre a lame sguainate. Saranno quattro giornate di fuoco. Sabato parlerà Fausto Bertinotti. Si rischia addirittura di puntare a un accordo di “gestione” per un anno, tanto per fare smaltire i bollenti spiriti. Insomma, un congresso che potrebbe durare 365 giorni. Ferrero giura che non appoggerà mai Vendola, che corteggia Grassi, possibile ago della bilancia. Anche se potrebbe essere la minoranza dell’Ernesto di Fosco Giannini a sbloccare la situazione, decidendo di appoggiare questo o quel candidato.

Non è escluso, alla fine, un colpo d’ala risolutivo con l’elezione di Vendola. Il governatore è deciso: “Sono candidato alla segreteria perché voglio salvare il partito e salvare la sinistra. Dobbiamo invertire la deriva dissolutiva che ci ha investito”.

Come? Nessuno lo sa. Basteranno la falce e martello e Bandiera Rossa? Ma, si sa, chi s’accontenta gode.