Arci-business: 100mila euro l’anno per un campo rom. La farsa del rogo di via Candoni

Parola d’ordine: siamo un paese intollerante. Bruciamo i campi nomadi e ce l’abbiamo coi Rom. Questa dev’essere stata la consegna o il clima che si respirava nelle sede Arci il cui volontario ha chiamato la polizia per segnalare l’incendio del campo di via Candoni, a Roma, ad opera di tre italiani a volto scoperto a

di luca17

Parola d’ordine: siamo un paese intollerante. Bruciamo i campi nomadi e ce l’abbiamo coi Rom. Questa dev’essere stata la consegna o il clima che si respirava nelle sede Arci il cui volontario ha chiamato la polizia per segnalare l’incendio del campo di via Candoni, a Roma, ad opera di tre italiani a volto scoperto a bordo di un’auto. Sì, peccato che nessun altro abbia assistito alla scena, compresi diversi rom che sono stati interrogati in quanto testimoni dell’evento.

I vigili del fuoco accorsi prontamente sul posto hanno verificato la totale assenza di dolosità nel rogo, provocato probabilmente dalle molte sterpaglie disseminate nella zona, che complice il caldo hanno preso fuoco con una certa facilità, come già avvenuto diverse volte in passato negli stessi luoghi. Il fatto ha provocato al volontario una denuncia per procurato allarme, cui egli risponde affermando che aveva solo riferito ciò che gli avevano detto i rom (ma costoro hanno smentito, come detto precedentemente).

Il problema è che ci siamo dovuti sorbire due giorni di titoloni sui giornali che blateravano di bottiglie molotov e altre amenità del genere, denunciando l’ennesimo episodio di razzismo ai danni dei nomadi eccetera eccetera. Ma a chi giova veramente quest’emergenza? Li vogliamo fare due conti in tasca alle associazioni che si occupano dei campi? Vediamo.

Più di due milioni di euro sono stati stanziati nel 2006 e anni successivi a favore di vari enti benefici tra cui Opera Nomadi e svariate Onlus e cooperative per provvedere all’igiene e alla scolarizzazione dei giovani rom. Per il solo campo di via Candoni l’Arci percepisce la bellezza di 100.000 euro annui, mentre si calcola che alla collettività ogni nomade costi poco meno di 500 euro, che però lui non vedrà mai perché vanno per la gran parte a coprire le parcelle delle associazioni che se ne occupano. Sì, perché come dice Fabrizio Santori, presidente della commissione sicurezza urbana a Roma, “basta presentare una fattura dei servizi prestati e a fine mese si ricevono i pagamenti.”

In pratica il sistema funziona in questo modo: le associazioni fanno a gara per aggiudicarsi l’appalto indetto dal comune e chi vince si ritrova una miniera d’oro di rimborsi e contributi, che solo in minima parte vanno a beneficio degli scopi per cui sono stati erogati. Per portare un esempio ulteriore, il Comune di Milano prevede una voce di spesa di oltre 11 milioni di euro al capitolo emergenza rom, denaro che per anni è stato distribuito tra l’Opera Nomadi e diverse associazioni no-profit, fino a quando quest’anno per la prima volta non è stata rinnovata la convenzione.

Che stiano finendo i tempi delle vacche grasse? Forse sì, forse no, ma sicuramente l’emergenza fa comodo a molti, e tenere alta la tensione urlando al razzismo e all’intolleranza può portare tanti soldini nelle proprie tasche.