Affari italiani – Calvisano “cavalca” la crisi e lascia il Super 10

Come avevamo anticipato settimana scorsa, il Rugby Calvisano ha deciso di abbandonare sia la corsa verso la Celtic League, con la franchigia dei Duchi, sia il massimo campionato italiano. Con un comunicato apparso sul sito della squadra, infatti, la società lombarda annuncia di aver chiesto alla Fir di poter ripartire dalla Serie A, mentre conferma

Come avevamo anticipato settimana scorsa, il Rugby Calvisano ha deciso di abbandonare sia la corsa verso la Celtic League, con la franchigia dei Duchi, sia il massimo campionato italiano. Con un comunicato apparso sul sito della squadra, infatti, la società lombarda annuncia di aver chiesto alla Fir di poter ripartire dalla Serie A, mentre conferma che, a causa della crisi, non ha trovato i finanziatori necessari per portare avanti la candidatura celtica. Una scelta che, personalmente, non condivido, ma che mostra la diversa cultura sportiva di certi club.

Ecco cosa appare sul sito del Calvisano:
"La società Rugby Calvisano ha deciso di non iscriversi al prossimo campionato Superdieci. Verrà chiesta alla Federazione la possibilità di ripartire dalla serie A, categoria in cui la seconda squadra giallonera ha giocato nella stagione appena conclusasi. La decisione è stata presa all’unanimità al termine della riunione del consiglio sulla base delle seguenti valutazioni:
Il Rugby Calvisano, che da diversi anni aveva visto nella Celtic League un’importante possibilità di crescita per l’intero movimento rugbistico nazionale, dai mesi scorsi si è attivato per presentare la candidatura di una franchigia che rappresentasse il territorio bresciano e lombardo.
Per conseguire questo risultato, si è rivolto anche alle istituzioni che hanno dato la loro disponibilità a promuovere il reperimento di sponsor istituzionali di primaria importanza a livello nazionale e la realizzazione delle infrastrutture necessarie alla partecipazione alla competizione.
Il Rugby Calvisano coglie, sin d’ora, l’occasione per ringraziarle.
Il percorso intrapreso, soprattutto per la gravissima crisi economica che l’intero Paese e in particolare l’imprenditoria bresciana stanno attraversando, non ha consentito di raggiungere i risultati sperati e di garantire quindi le necessarie certezze in termini di copertura economica.
Nella stagione 2010/2011 entrerà in vigore la riforma dei campionati decisa dalla Fir: i migliori giocatori italiani disputeranno la Celtic League e verrà ridotto il numero di giocatori stranieri. Pertanto la società, precorrendo i tempi del previsto ritorno a formule protese verso il dilettantismo, per il massimo campionato nazionale, ritiene di non partecipare sin dalla prossima stagione al campionato Superdieci.
E’ stata quindi chiesta alla FIR l’autorizzazione ad iscrivere la squadra alla serie A, categoria in cui si è distinta la seconda rappresentativa nello scorso campionato. Tutti i settori giovanili proseguiranno l’attività svolta fino ad oggi con il medesimo apporto sia qualitativo che quantitativo da parte della società. A Calvisano continuerà ad esistere un Centro di Formazione d’alto livello.
Tutte le decisioni, infine, rientrano nella linea che da sempre la società persegue: puntare ai risultati più alti nella consapevolezza delle proprie possibilità".

Come detto, una scelta legittima, ma che mi lascia perplesso. Perché? Perché in tempi normali sarebbe potuta essere anche la scelta ovvia, ma oggi, di fronte agli avvenimenti che stanno caratterizzando il rugby italiano, assume un tono ben diverso. Con la crisi, con la difficoltà a reperire sponsor, con l'arrivo della Celtic League e la riforma dei campionati (proprio come scrive Calvisano stesso) si sta assistendo a un graduale ridimensionamento di molte società di Super 10. Padova ha annunciato tagli alle spese, Rovigo già da anni lotta con un budget ben inferiore alle avversarie e anche le altre squadre, a eccezione forse di Treviso e Viadana, lavoreranno in quest'ottica. Perché allora abbandonare tutto e non, invece, accettare la sfida di un Super 10 meno costoso? Proprio Rovigo ha dimostrato quest'anno che, anche con un budget inferiore, si può lottare per i playoff. A maggior ragione si potrà fare in futuro.
Usare la crisi e la Celtic League come scusa per disimpegnarsi è, sinceramente, poco credibile oggi. Ma, forse, per qualche dirigente bresciano il lato sportivo è sempre stato quello meno importante, rispetto a quello economico.