L’Italia si ritrova nell’emisfero australe. Promossi e bocciati del tour 2009

Tre partite e tre sconfitte. Chi è digiuno di rugby, chi si avvicina da poco a questo sport potrebbe pensare a un tour estivo fallimentare per i colori azzurri, arrivati all’undicesima sconfitta consecutiva. Ma l’Italrugby che tornerà in Patria domani è una squadra ritrovata, cugina lontana di quel XV senza anima e senza senso visto

Tre partite e tre sconfitte. Chi è digiuno di rugby, chi si avvicina da poco a questo sport potrebbe pensare a un tour estivo fallimentare per i colori azzurri, arrivati all’undicesima sconfitta consecutiva. Ma l’Italrugby che tornerà in Patria domani è una squadra ritrovata, cugina lontana di quel XV senza anima e senza senso visto nell’ultimo 6 Nazioni. Si è ritrovato il gruppo, e si sono trovate molte individualità importanti, su cui costruire l’Italia del futuro prossimo. Un’Italia con alcuni pregi, ma anche con molti difetti da sistemare. In fretta. Ecco i più e i meno di questa avventura.

Partiamo dai giocatori, e partiamo dal pack. La prima linea soffre molto in questi tre incontri e si vede che non è quella titolare. Perugini dà l’anima, è monumentale ed è sicuramente il miglior pilone portato in tour da Mallett. Rouyet gioca benino contro l’Australia, ma crolla con la Nuova Zelanda. Rincalzo importante, ma speriamo si provino giovani che possono migliorare e non fare peggio. Staibano male, non convince, soffre in mischia chiusa e anche nei punti d’incontro non convince. Aguero buono, peccato si infortuni e non possa venir messo alla prova contro gli All Blacks. Bene Ghiraldini, Sbaraglini senza infamia e senza lode, vale lo stesso discorso di Rouyet. Le seconde linee, invece, convincono. Ritroviamo un ottimo Bortolami, si conferma Del Fava, bene, ma può migliorare, Reato e bene Geldenhuys, sicuramente un buonissimo giocatore e utile per l’Italia. In terza linea senza voto Parisse, troppo stanco per venir giudicato in questo tour, ottimi Zanni, Mauro Bergamasco e Simone Favaro. Placcano benissimo e il giovane flanker del Rovigo è una delle scoperte più importanti di questo tour. Bocciato, invece, Montauriol, impalpabile e inutile in questa squadra.
Finalmente abbiamo una mediana. Bocciato, e poi infortunato, Canavosio, non convince Toniolatti, anche se ha troppo poco tempo per mettersi in mostra, mentre dimostra coraggio, carisma e qualità Tito Tebaldi, la vera sorpresa azzurra. Convocato all’ultimo, Tebaldi può migliorare ancora molto, soprattutto nel velocizzare il gioco e trovare alternative, ma è sicuramente il miglior mediano provato da Mallett in questi due anni, Simon Picone a parte. Bene Gower, centro adattato ad apertura. Con lui l’Italia cambia marcia nei trequarti, è ottimo palla alla mano e in difesa, nonostante un paio di placcaggi mancati. Deve migliorare molto al piede, ma è sulla buona strada. Ingiudicabile Burton.
Croce e delizia azzurra i trequarti. Da questo tour torniamo con alcuni giovani interessanti, come Sgarbi, ritrovato dopo la breve esperienza dell’anno scorso e Quartaroli, che merita nuove chances già da novembre; alcune conferme, come McLean a estremo (vero Nick?), anche se Luke deve trovare più coraggio quando attacca, è ancora troppo timido, e Mirco Bergamasco all’ala. Sorpresa, dopo un pessimo novembre e 6 Nazioni, Gonzalo Garcia, centro che difende bene e riesce a trovare break che in Italia si vedono raramente. Con Gower sembra rinato e si può puntare su di lui per l’anno prossimo. Bocciato, invece, l’altro Gonzalo. Canale è ormai due anni che non convince e anche in questo tour è assolutamente negativo (che sia per stanchezza non lo giustifica, o meglio non giustifica chi lo fa scendere in campo). Incomprensibile la testardaggine di Mallett a puntare su di lui. Male Rubini, da rivedere, male Robertson. Al di là della bellissima meta con l’Australia, l’ala italoneozelandese non sa placcare, ha paura e in difesa ci lascia in 14. Non all’altezza della nazionale. Male anche Pratichetti, colpevole di molte delle mete subite in questo tour e impalpabile in attacco.
Queste le individualità, che però significano un gioco di squadra. In mischia chiusa abbiamo sofferto e si è sentita l’assenza di Castrogiovanni, Nieto e la scarsa forma di Parisse; in touche cresciamo partita dopo partita, ma ancora non siamo in grado di creare piattaforme interessanti dopo la conquista della rimessa. In difesa soffriamo con l’Australia, placchiamo malissimo, soprattutto quando gli avversari giocano al largo. Meglio con la Nuova Zelanda, ma alcune amnesie sono imperdonabili a questi livelli. Fantastiche le terze linee nei placcaggi, ottimi Gower e Garcia, sono loro il muro vero di questa nazionale. In attacco ancora molto, troppo carenti. Una sola meta, poche occasioni, pochissimi break e zero fantasia. Troppo gioco al piede, troppi up&under spesso sbagliati e difficoltà ad allargare il gioco.
Infine, lo staff tecnico. Dopo il massacro del 6 Nazioni Mallett e soci si riscattano e guadagnano una fiducia a tempo rinnovata fino a novembre. Restano, però, i dubbi della vigilia. Mallett deve ancora spiegare le scelte degli ultimi 12 mesi, la cui assurdità si è confermata in Australia e Nuova Zelanda, dove una squadra quadrata, senza follie o giocatori fuori ruolo si dimostra più affidabile e concreta. Sbagliate, poi, le scelte di insistere su Canale e Pratichetti. Mallett si deve rendere conto che in Italia i giocatori ci sono (Favaro in azzurro con un anno di ritardo, Tebaldi e Quartaroli scoperti quasi per caso) e che bisogna provare alternative nei nomi, non nei ruoli. Se manca un estremo provare un altro estremo, non mettere un’apertura a 15; se manca un mediano chiamare un giovane Tebaldi e non umiliare Mauro Bergamasco. Insomma, Mallett ha “salvato la panchina”, ma prima di convincere appieno dovrà confermare le scelte di questa estate e avere il coraggio di accantonare alcuni giocatori e puntare su chi si è dimostrato all’altezza, sia nell’Emisfero Sud sia nell’Irb Nations Cup. A novembre, infatti, bisogna dare un’occasione almeno a 3-4 elementi dell’Italia A. Se no vuol dire che continuiamo a ignorare i giocatori italiani. L'emblema è il match di ieri: confermato Canale, in panchina Pratichetti, fiducia a Robertson. Cioé giocatori esperti, ma che non rendono da tempo. Avere più coraggio e schierare i giovani provati positivamente in Australia non era meglio?
Ah, nota a margine: festeggiare con baci, abbracci, pacche sulle spalle e urla una sconfitta, anche se contro gli All Blacks, non è il miglior segnale di credere in questa squadra. Anzi, è umiliante. Evitare in futuro, grazie.

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