Porro (il Giornale) a PolisBlog: “Telecom, tutta panna montata”

Nicola Porro, apprezzato economista e vicedirettore de il Giornale, domenica in un lungo articolo ha ricostruito brillantemente la vicenda Telecom. In questo colloquio con PolisBlog torna a parlare dell’asse stampa-pm che in negli ultimi anni ha puntato esclusivamente, a suo avviso, a rovesciare Tronchetti Provera. Secondo Repubblica la ricostruzione dei pm di Milano è “minimalista”.

Nicola Porro, apprezzato economista e vicedirettore de il Giornale, domenica in un lungo articolo ha ricostruito brillantemente la vicenda Telecom. In questo colloquio con PolisBlog torna a parlare dell’asse stampa-pm che in negli ultimi anni ha puntato esclusivamente, a suo avviso, a rovesciare Tronchetti Provera.

Secondo Repubblica la ricostruzione dei pm di Milano è “minimalista”. L’impressione è che “si vuole ridurre tutto a un bluff mediatico-giudiziario”. E’ davvero così?
“Secondo Repubblica non tanto la ricostruzione dei Pm, quanto i commenti di alcuni giornali compreso quello in cui lavoro, sono minimaliste. Sul giornale ho scritto come la grande questione delle intercettazioni Telecom si sia conclusa con un niente di fatto. O almeno un niente di fatto sulla preda grossa di tutta la campagna e cioè Marco Tronchetti Provera che non è stato neanche indagato. Ma per mesi è stato considerato il grande orecchio dell’Italia degli spioni. Incidentalmente vorrei far notare che la procura non ha trovato neanche una, dicasi una, intercettazione. Insomma non c’è alcuna prova che qualcuno ascoltasse illecitamente le nostre telefonate: niente di niente. Eppure per mesi abbiamo ballato con foto sui giornali in cui spioni Telecom ascoltavano alla cornetta i nostri segreti. Tutta panna montata. Ciò non toglie che la procura sia riuscita a mettere le mani su un’organizzazione, con terminali importanti all’interno di Telecom, di spioni privati”.

L’intervista di D’Avanzo a Tavaroli è la continuazione a suo avviso della campagna che il gruppo “L’Espresso” ha condotto in questi anni col preciso obiettivo di rovesciare Tronchetti?
“Decisamente. I titoli rendono bene il contesto. Nella prima puntata il titolo più o meno era: “Gli ho chiesto troppo” riferito a Tronchetti nei riguardi di Tavaroli. Poi a leggere due pagine intere di intervista/memoriale non si vede neanche una richiesta. C’è da dire però che Tavaroli manda messaggi allusivi un po’ a tutti: Berlusconi e la sua “famiglia impenetrabile”, e il giro di Fassino&Co con la vecchia storia delle tangenti pagate sul fondo dei fratelli Magnoni, Oak Fund”.

Murdoch lo ha intuito subito: “Troppa politica”. Qual è il peso della politica in questa storia?
“Tronchetti stava trattando per uscire dall’impasse del suo investimento (sciagurato per un azionista Pirelli) in Telecom. Prima con Murdoch, pi con At&T e poi ancora con Telefonica cercava di uscire dall’angolo in cui era. E certo avere a Palazzo Chigi, Romano Prodi è stato un ostacolo insormontabile. Basti pensare che lo stesso Prodi (con Di Pietro) non ha permesso alle Autostrade (dei Benetton) di fare una fusione con gli spagnoli di Abertis. Insomma la mano della politica sull’economia, durante il breve governo Prodi, è stata molto forte. O meglio l’idea di irizzare le imprese private è stata una costante”.

Che insegnamento trarre da questa vicenda? C’è una morale? Esiste davvero un asse “stampa-magistratura”?
“Tutti i giornalisti cercano di avere informazioni inedite. E’ il nostro mestiere. Alcuni giornali sono vittime, in modo ossessivo, delle proprie fonti. No bueno”.