Ping Pong: botte (e risposte) della giornata politica

Bossi insiste: “La canzone del Piave meglio dell’Inno di Mameli”. Dopo gli insulti a Fratelli d’Italia e l’attacco agli insegnanti meridionali che “rubano” il posto a quelli del Nord si scatena l’opposizione. Veltroni: “Esternazioni intollerabili. Berlusconi prenda le distanze”. Di Pietro: “Mozione di sfiducia!”. Imbarazzo nella maggioranza, che minimizza: “Bossi fa solo sparate propagandistiche”. Adesso

Bossi insiste: “La canzone del Piave meglio dell’Inno di Mameli”. Dopo gli insulti a Fratelli d’Italia e l’attacco agli insegnanti meridionali che “rubano” il posto a quelli del Nord si scatena l’opposizione. Veltroni: “Esternazioni intollerabili. Berlusconi prenda le distanze”. Di Pietro: “Mozione di sfiducia!”. Imbarazzo nella maggioranza, che minimizza: “Bossi fa solo sparate propagandistiche”. Adesso il caso Bossi in Parlamento. Duro confronto in aula dove la Mussolini fa sentire le note dell’Inno nazionale. “In onore di Bossi”, chiosa l’esponente di Alternativa sociale.

Il nostro commento. Dopo il tricolore, tocca all’Inno. Bossi ci ha abituato a tutto: così era, così è, così sarà. Come la casta politica. Come le ciliegie, una sparata tira l’altra. Ma non siamo a uno show televisivo. E Bossi non è la Guzzanti. Sono posizioni politiche offensive e intollerabili che impongono risposte politiche. Il capo del Carroccio non è uno “qualsiasi” ma un Ministro in carica di questo governo e di questa repubblica. Basta con queste pagliacciate e con questo avanspettacolo vergognoso. E basta sminuirle. Bossi è parte integrante della casta inconcludente e partitocratica che ha prodotto e produce guasti all’Italia. A differenza di Grillo, che prova a far ridere, il Senatur, in questi casi fa solo pena. Gasparri definisce il Csm una cloaca, Bossi “spara” sull’inno. Non sono solo baggianate. Repubblica delle banane. Paese da burla. Altro che “fratelli d’Italia!”. Che dicono Napolitano, Fini e Schifani? E’ la fiera dell’ipocrisia?

Walter Veltroni: “Mi aspetto una chiarissima, netta e non scherzosa presa di distanza da parte del premier. Un ministro e leader di partito qual è Bossi non può offendere il simbolo della nazione. Comunque con questi che sporcano il dibattito, il dialogo è chiuso”.

Fabrizio Cicchitto: “Sono gesti di propaganda da respingere. E’ evidente che l’unità della nazione è fuori discussione, come anche la sacralità dell’inno nazionale”.

Antonio Di Pietro: “La Lega è una via di mezzo tra un cane da pagliaio e una tigre di carta. Serve solo a Berlusconi e ai suoi interessi. E’ una strategia politica, non folklore. Così la Lega ha ottenuto il suo obiettivo: cancellare dai media il suo appoggio alle leggi ad personam per Berlusconi che hanno reso il paese più insicuro e i criminali più tranquilli.”

Altero Matteoli: “Ci sono due Bossi, uno a Roma nel governo e collaborativo e uno in Padania che fa sempre campagna elettorale. Ma sono solo sparate”.

Arturo Parisi: “Nessun confronto è possibile con chi porta avanti idee sull’unità dell’Italia come quelle espresse da Bossi”.

Lorenzo Cesa: “Bossi deve chiedere scusa agli italiani. Ma la mozione di sfiducia nei suoi confronti è inutile: non ci sono i numeri in Parlamento. Non esasperiamo la situazione”.

Totò Cuffaro: “Bossi è sempre più ridicolo. Venga da noi a parlare con la gente. Ma la moglie del Senatur non è un insegnante del Sud?”.

Gianni Alemanno: “Al di là del folklorismo non c’è nessun problema politico con la Lega. Condividiamo lo stesso progetto politico”.

Bobo Craxi: “Bossi sa quel che fa: vuol tenere sul filo del rasoio il governo e riaffermare la propria centralità politica. Ma se tra i suoi alleati c’è ancora senso dello stato dovrebbero chiederne le dimissioni e scaricarlo, prima che l’Italia si ritrovi nelle condizioni dei belgi”.

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