Il caso Riccò è lo specchio del paese

Riccardo Riccò, 24 anni, ciclista professionista da due. Un campione. Un predestinato. Dopo un ottimo Giro d’Italia, anche al Tour sulle prime salite prende e va, lasciando sul posto ben più celebrati campioni. Come Pantani, si dice… come Pantani. Scende una lacrimuccia ai grandi tifosi del Pirata che tornano a scorgere quello scatto ormai perduto,

di luca17



Riccardo Riccò, 24 anni, ciclista professionista da due. Un campione. Un predestinato. Dopo un ottimo Giro d’Italia, anche al Tour sulle prime salite prende e va, lasciando sul posto ben più celebrati campioni. Come Pantani, si dice… come Pantani. Scende una lacrimuccia ai grandi tifosi del Pirata che tornano a scorgere quello scatto ormai perduto, e ripensano alle antiche imprese… Mortirolo, Gavia, Galibier, Alpe d’Huez… e quella squallida stanza d’albergo ove tutto finì.

E poi il deja vu. Positivo al doping, ma non per banale ematocrito alto come l’elefantino, bensì per Cera, la nuovissima, famigerata Epo di terza generazione. Scandalo, delusione ma anche rassegnazione, come se già ce lo aspettassimo, come se non si potesse fare nulla… Da tanto non seguivo il ciclismo, proprio dalla morte del Pirata, e ironia della sorte avevo ripreso quest’anno, assistendo prima al Giro e poi al Tour de France, perché è sempre la Grande Boucle, mi dicevo, la quintessenza di questo sport epico.

Voi vi chiederete, sì va bene, ma che c’entra con la politica? C’entra, perché la politica è di tutto un po’. E’ etica, è filosofia, è vita, e soprattutto è lo specchio di un popolo e del suo modo di pensare. E oggi lo specchio d’Italia è Riccardo Riccò, un uomo che nemmeno all’indomani dell’arresto e del licenziamento e confessione del suo gregario più fidato (Piepoli) trova la forza morale e il coraggio di dire le cose come stanno. “Sì, mi sono drogato ma qui lo fanno tutti. Sono costretto a farlo per lavorare e tengo famiglia. Però credetemi, io amo il ciclismo più della mia vita e ora mi vergogno tanto. Vi aiuterò a fare piazza pulita e a far rinascere questo sport, con o senza di me.”

E invece no. Si dichiara innocente, ed è il test a non essere del tutto sicuro. In più la sostanza è vietata da poco, e non era mai stata controllata prima. Ma che razza di sfortuna! Come i giornali e i commentatori televisivi, timidi e imbarazzati. “Aspettiamo le controanalisi”. “Un errore possono farlo tutti…” L’ambiente che difende se stesso, proprio come la politica. Proprio come l’Italia.