Impeachment per Napolitano. Domani il M5S presenta la richiesta

Ieri Grillo ha ribadito di voler chiedere l’impeachment di Napolitano. Ma in Italia questa procedura non esiste

di guido

Sembra giunta l’ora dell’impeachment per Giorgio Napolitano. O per meglio dire, della presentazione della richiesta di mettere in stato d’accusa il presidente della Repubblica. Lo fa sapere l’Ansa riportando fonti parlamentari interne al Movimento. Proprio oggi alcuni deputati hanno incontrato Gianroberto Casaleggio, che parlando con i cronisti ha fatto sapere che la richiesta era imminente.

La richiesta di messa in stato d’accusa arriva nel giorno del sondaggio sulle “malefatte” di Napolitano e dopo che il grillino Sorial aveva definito “boia” il Capo dello Stato. Una volta presentata la mozione, seguirà la procedura illustrata più sotto, ma visto che tutto dipenderà dal voto dell’Aula, e che serve la maggioranza, a meno di clamorosi colpi di scena l’iniziativa dei 5 stelle si arenerà alla prima votazione.

Impeachment per Napolitano. Grillo lo chiede, ma si può fare?

È (di nuovo) guerra aperta tra Beppe Grillo e il presidente Napolitano. Già a ottobre il comico genovese aveva definito il Capo dello Stato “un anziano signore” con cui ci sono dei problemi, e aveva annunciato che il M5S è intenzionato ad avviare la “procedura di impeachment” per il Presidente della Repubblica dopo la riunione che Napolitano ha tenuto con i leader dei partiti di maggioranza sulla legge elettorale. Ora quella che sembrava una boutade del momento è tornata d’attualità dopo il V3-Day di Genova, in cui il Presidente della Repubblica è stato il bersaglio numero 1 degli strali del comico genovese.

Ma cos’è l’impeachment e quale sarebbe la procedura? Intanto, una questione terminologica: nel sistema italiano la procedura di impeachment non esiste. Il termine impeachment viene dal sistema politico americano, la cui Costituzione prevede questa procedura sia per i giudici, sia per i componenti dell’esecutivo (due presidenti, Johnson e Clinton, sono stati sottoposti alla procedura ma si sono salvati, mentre Nixon si è dimesso prima dell’avvio del voto). In Italia l’impeachment esiste solo nel linguaggio giornalistico, mentre la Costituzione prevede invece la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica. Presumendo che sia a questo che si riferisce Grillo, ecco cosa succederebbe.

L’articolo 90 della Costituzione recita:

Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

Quindi a decidere se un Presidente va messo in stato d’accusa è il Parlamento: quando viene presentata la richiesta, un comitato di deputati e senatori componenti delle Giunte di Camera e Senato per le autorizzazioni a procedere svolge un primo esame delle accuse, e decide se archiviarle o sottoporre la questione al Parlamento in seduta comune. In questo caso servirà la maggioranza assoluta dei parlamentari, ovvero 477 membri, per decidere la messa in stato d’accusa.

Ma non sarà il Parlamento a giudicare il Presidente: in caso di voto favorevole a maggioranza assoluta, la Costituzione prevede (art. 134 e 135) che sia la Corte Costituzionale a giudicarlo, e in questo caso ai componenti togati si aggiungerebbero sedici membri “tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari”, e uno o più “commissari d’accusa” eletti dal Parlamento. Si svolgerebbe quindi un vero e proprio processo, al termine del quale la Corte emetterà la sentenza inappellabile.

Un tale procedimento macchinoso, rispetto a quello relativamente semplice degli Usa, vuole mettere al riparo il Capo dello Stato da accuse palesemente pretestuose, riservando la destituzione a reati davvero gravi. Non a caso nella storia Repubblicana nessun Presidente ha mai subito la destituzione, anche se nel 1978 Giovanni Leone si dimise quando il Pci annunciò di voler avviare la procedura per lo scandalo Lockheed. Anche nel 1992 il Pds annunciò di voler chiedere lo stato d’accusa per Cossiga, per aver snaturato il ruolo di Presidente (accuse simili a quelle odierne di Grillo). Cossiga si dimise poche settimane prima della scadenza del mandato.

Venendo al caso Grillo-Napolitano, la dichiarazione di Grillo sembra più che altro una boutade, visto che in nessun caso può sperare nel voto della maggioranza assoluta del Parlamento. Peraltro analoghe minacce sono state lanciate in passato allo stesso Napolitano da Antonio Di Pietro, che però non ha mai dato seguito alle sue parole.

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