19 Luglio 1992: in memoria di Paolo Borsellino

Il 19 Luglio torna tutti gli anni. Sempre uguale, da 16 anni a questa parte. Stesse commemorazioni, stesse parole, (spesso) stesse facce. Quest’anno è toccato al Ministro della Giustizia Angelino Alfano, a quello della difesa La Russa e al Presidente del Senato Schifani, ricordare uno degli uomini sacrificatosi per la lotta a Cosa Nostra, il

di alet


Il 19 Luglio torna tutti gli anni. Sempre uguale, da 16 anni a questa parte. Stesse commemorazioni, stesse parole, (spesso) stesse facce. Quest’anno è toccato al Ministro della Giustizia Angelino Alfano, a quello della difesa La Russa e al Presidente del Senato Schifani, ricordare uno degli uomini sacrificatosi per la lotta a Cosa Nostra, il Giudice Paolo Borsellino.

Torna come al solito il tormentone del 41bis, manco fossimo al Festivalbar, tornano i messaggi del Presidente della Repubblica alla vedova, tornano parole come “senso dello Stato” e “Magistrato esemplare”. Gia peccato, che ieri il Capogruppo al Senato del PdL, tale Maurizio Gasparri, aveva definito il CSM “una cloaca che offende gli italiani”.. Puntuali le scuse, come un orologio svizzero.

Sapete cosa manca ogni 19 Luglio? Mancano le risposte.

Ma non è un modo di dire retorico, anche se ammetto lo possa sembrare, mancano realmente le risposte alle domande che ogni anno il fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, chiede allo Stato Italiano. L’anno scorso Salvatore era stato davvero esplicito:
“Chiedo al senatore Nicola Mancino, del quale ricordo negli anni immediatamente successivi al 1992 una lacrima spremuta a forza durante una commemorazione di Paolo a Palermo, di sforzare la memoria per raccontarci di che cosa si parlò nell’incontro con Paolo nei giorni immediatamente precedenti alla sua morte. O spiegarci perché, dopo avere telefonato a mio fratello per incontrarlo mentre stava interrogando [il pentito mafioso] Gaspare Mutolo, a sole 48 ore dalla strage, gli fece invece incontrare il capo della Polizia Parisi e il dottor Contrada [ex numero tre del SISDE, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa], incontro dal quale Paolo uscì sconvolto tanto, come raccontò lo stesso Mutolo, da tenere in mano due sigarette accese contemporaneamente…In quel colloquio si trova sicuramente la chiave dalla sua morte e della strage di Via D’Amelio.” (wikipedia)

Ecco, sono queste le risposte che lo Stato dovrebbe dare il 19 Luglio di ogni Santo anno. Le deve a Salvatore come fratello della vittima, le deve ai cittadini italiani perchè bisognosi di verità. Così e solo così, lo Stato porterebbe rispetto a Paolo Borsellino, l’amico fraterno di Giovanni Falcone, che dopo la strage di Capaci si definì un morto che cammina..

Non con le fiction, non con le Aule e gli aeroporti intitolati. Borsellino voleva sconfiggere la mafia, non voleva intitolarsi vie, piazze e aule universitarie. Ma domani sarà di nuovo il 20 Luglio e per i successivi 364 giorni i magistrati torneranno a essere cloaca, torneranno a essere un’orda di comunisti che vogliono solo la testa del premier.

E allora forse quelle risposte non le avremo mai, se ne sono andate insieme all’agenda rossa e alla sua borsa, portate via dal rumore assordante di una Panda che salta per aria.

« Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe »