Datagate, Merkel spiata: Obama sapeva

Secondo il Bild am Sonntag, venuto a conoscenza dello spionaggio nei confronti di Angela Merkel, il presidente egli Stati Uniti lo avrebbe ulteriormente incentivato a partire dal 2010

C’è una cosa che l’America non ha mai perdonato ai propri presidenti: la menzogna. Il popolo americano è sempre stato indulgente verso i propri presidenti, ma se c’è una cosa che nel mondo anglosassone risulta particolarmente indigesta questa è la menzogna. Se nei nostri tribunali la giustizia è sintetizzata dalla frase La legge è uguale per tutti, nei tribunali statunitensi si cita Giovanni 8,32: La verità vi renderà liberi.

Se, in Italia, la menzogna è stata talmente metabolizzata dalla vita politica da diventare addirittura una modalità della comunicazione politica condivisa e accettata dall’elettorato (come dimostra il patologico gap fra promesse elettorali e realizzazioni post elettorali), nel mondo anglosassone e nel centro e nord Europa il politico che mente si “brucia”, viene guardato con sospetto, macchia la propria immagine, spesso in maniera irreversibile.

In Germania l’immagine di Barack Obama sembra essere severamente compromessa. Perché dopo l’affronto delle intercettazioni Nsa in Germania, invece di rimediare, Obama avrebbe peggiorato la situazione. Come? Dicendo – secondo quanto riportato qualche giorno fa da Der Spiegel – di non sapere dell’attività spionistica di cui era oggetto Angela Merkel. Lo avrebbe detto lo stesso Obama alla cancelliera tedesca in questa tribolatissima settimana che ha visto riesplodere lo scandalo del Datagate.

Al contrario, secondo il domenicale Bild am Sonntag, Obama sapeva sin dal 2010 che l’Nsa stava intercettando le comunicazioni telefoniche di Angela Merkel. Il presidente degli Stati Uniti sapeva tutto e avrebbe “espressamente autorizzato le intercettazioni” alla cancelliera.

Il Bild am Sonntag sfida il presidente americano chiedendogli di smentire la rivelazione e intanto aggiunge che nel 2010 Obama era stato informato personalmente dal capo della Nsa, Keith Alexander, dell’operazione riguardante la Merkel. Secondo un funzionario dell’Nsa, Obama non solo non avrebbe bloccato l’operazione, ma avrebbe dato la sua autorizzazione allo spionaggio del cellulare di Angela Merkel.

Due sarebbero state le ragioni principali della diffidenza di Obama nei confronti della leader tedesca: 1) l’opposizione tedesca all’intervento in Libia, 2) la gestione della crisi della zona euro.

Sempre secondo il Bild am Sonntag la Nsa aumento i controlli sulla Merkel aggiungendo al controllo del cellulare fornito alla cancelliera dal partito Cdu, anche quello personale. Soltanto il telefono fissò non venne intercettato dagli 007 americani. Inoltre i report delle chiamate non sarebbero stati inoltrati alla centrale di servizio di Fort Meade, ma sarebbero arrivati direttamente nella stanza ovale della Casa Bianca.

E il terremoto Datagate rischia di avere ripercussioni forti anche sulla politica interna, Hillary Clinton, attualmente la favorita a rappresentare i democratici alle elezioni 2016, ha già preso le distanze dichiarando che

non s’è ancora fatta piena chiarezza su cosa è accaduto. Alle accuse e ai sospetti dei nostri alleati non abbiamo risposto in modo adeguato, fornendo i dettagli necessari.

La candidata in pectore dei democratici alle prossime presidenziali, durante una conferenza tenutasi alla Colgate University, non ha citato Obama ma ha criticato con durezza il modo in cui la Casa Bianca ha gestito il Datagate negli ultimi mesi, dall’esplosione del caso Snowden alla rivelazioni sullo spionaggio ai 35 leader mondiali.

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