Forza Italia rinasce, il Pdl di Alfano verso la scissione

Far cadere il governo prima che si voti sulla decadenza. E mettere alle strette l’ala governativa. Il piano di Berlusconi.

E quindi l’ufficio di presidenza del Pdl di ieri ha decretato la fine del Popolo della Libertà e la rinascita di Forza Italia. Un’operazione che Silvio Berlusconi porta avanti più o meno dal giorno dopo il celebre strappo con Gianfranco Fini e che, dopo una lunghissima gestazione, mille ripensamenti e rinvii, si è concretizzata ieri. O meglio, è stata ufficialmente proposta ieri, perché poi sarà il Consiglio Nazionale dell’8 dicembre (guarda il caso, stesso giorno delle Primarie Pd) a rendere effettiva la decisione del Cavaliere.

Che succederà adesso? Silvio Berlusconi riteneva indispensabile il ritorno a un partito leggero, senza complessi organigrammi ma che dipendesse interamente da lui, cancellando quell’acronimo “Pdl” che non gli è mai piaciuto e annunciando il ritorno, per l’ennesima volta, alla rivoluzione liberale e allo spirito del ’94. Queste erano le idee alla base della rinascita di Forza Italia, ma l’accelerazione imposta in questi giorni è stata fatta chiaramente allo scopo di arrivare allo scontro finale con i governativi guidati da Alfano.

Tutti erano concordi sulla necessità di ridare vita alla vecchia sigla, ma con il passare del tempo è diventato sempre più chiaro come Forza Italia sarebbe stata appannaggio dei falchi alla Santanché e alla Brunetta; una situazione indigeribile per l’ala cattolica del partito, che nell’ultimo periodo aveva preso l’abitudine al comando. Liberal (o presunti tali) da una parte, cattolici dall’altra. Governativi nel Pdl, populisti in Forza Italia. E in mezzo Silvio Berlusconi, che alla fine si è schierato dove più personalmente gli conviene.

Tra tre settimane circa, infatti, si voterà la decadenza di Berlusconi; c’è una sola possibilità per fermare questo procedimento che estrometterebbe il Cavaliere dalla vita politica: far cadere il governo. E sperare che Napolitano sciolga le camere prima che a Palazzo Madama si debba votare. D’altra parte per il Cavaliere è impensabile continuare ad avere come alleati quelli che lo vogliono fare fuori (e per il Pd dovrebbe essere impensabile avere come alleato l’uomo accusato di aver comprato senatori per far cadere il governo Prodi). Questo era il piano della tentata crisi di governo del 2 ottobre, questo – in extremis – è ancora il piano di Berlusconi. Difficile capire se ci sarà il tempo necessario, ma di sicuro questa volta Angelino Alfano è messo all’angolo.

Come ne uscirà? Al momento Angelino non sembra avere molte chance: o si piega al Cavaliere e rinuncia a tutto il quid appena conquistato, oppure tira dritto per la sua strada. Il che significa radunare abbastanza uomini da consentire al governo Letta di andare avanti (e questo dovrebbe riuscirgli) e poi continuare nel lavoro per la costruzione di un Partito Popolare Italiano con quanto rimane di Udc e Scelta Civica, ovviamente assieme ai suoi fedeli nel Pdl. Una strada difficile e rischiosa, ma che a questo punto non sembra più possibile rimandare. Anche perché se il governo cadrà e si porrà fine alla legislatura, il voto sarà inevitabilmente nella primavera 2014 (detto per inciso, cosa che andrebbe benissimo anche a Matteo Renzi). E quindi di tempo per tergiversare non ce n’è più.

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