Spending review 2012: cosa cambia nella sanità

I tagli per la sanità pubblica dovrebbero arrivare a 7,9 miliardi in tre anni, e le Regioni protestano

di guido

Nonostante la sanità pubblica italiana sia già abbastanza disastrata, è proprio qui che il governo Monti ha deciso di applicare il maggior numero di tagli lineari nella spending review, ed è per questo che, ancora più dei sindacati, sono i presidenti delle Regioni a protestare con veemenza, minacciando di restituire le deleghe sul servizio sanitario. Nella bozza di revisione della spesa presentata dal governo, al capitolo sanità è dedicata una sola pagina, ma densa di numeri e percentuali, quelle da tagliare sulla spesa corrente. Ecco quindi le novità e i tagli della spending review per la sanità pubblica.

Scongiurata la chiusura dei piccoli ospedali, grazie all’opposizione del ministro Balduzzi, i tagli che incideranno maggiormente sulla vita dei cittadini sono quelli che riguardano i posti letto: ne saranno tagliati 7000 a partire dal 2013. La stima, provvisoria, è stata fornita dallo stesso ministro a un convegno del Pd, anche se per i dati definitivi si attende la stesura della relazione tecnica del ministero. Per quanto riguarda le entrate, sempre secondo Balduzzi, in tre anni ci sarà un taglio di 7,9 miliardi di euro (ma la cifra include anche la sforbiciata già prevista dalla manovra Tremonti dell’estate 2011). I tagli si concentreranno soprattutto sull’acquisto di beni e servizi e sulla spesa per i farmaci.

Dall’analisi della spesa operata dai tecnici è emerso che i costi dei servizi sono estremamente variabili da regione a regione, perciò già da quest’anno gli enti locali dovranno rideterminare i contratti di fornitura con un taglio del 5% e rinegoziare quelli già in atto, con la possibilità di recedere nel caso in cui i prezzi dei fornitori siano maggiori del 20% rispetto a quelli di riferimento. È inoltre previsto un aumento dello sconto praticato dalle farmacie e dalle case farmaceutiche al Servizio sanitario nazionale.

Per il futuro, è prevista una modifica al tetto di spesa per la farmaceutica territoriale e ospedaliera: se sfondato, ci sarà un nuovo meccanismo di ripiano che andrà a carico parziale di aziende e farmacie mentre ora è interamente sulle spalle delle Regioni. Ci sono poi altri tagli agli importi e ai volumi di fornitura, e ai budget delle strutture.

C’è poco tempo per adeguarsi, entro novembre le singole regioni dovranno presentare un piano per la riduzione dei posti letto e la ridefinizione delle Asl. “Ridurre” e “ridefinire” sono le parole chiave della spending review per la sanità, insieme a numeri e percentuali, ma alla fine chi dovrà far quadrare i conti sono le regioni, sia quelle virtuose che le altre. Per esempio il Veneto e l’Emilia Romagna, amministrazioni virtuose, si vedranno comunque decurtare i fondi e saranno costrette a tagliare posti letto. Il Lazio e la Sicilia, che faticosamente cercano di ripianare il deficit, si vedranno tagliare istituti e posti letto, rendendo ancora più difficile il piano di rientro. L’unica regione ad essere avvantaggiata sarà la Campania, che attualmente ha un numero molto basso di posti letto per abitante, e così potrà aumentarli e accogliere malati dalle altre regioni.

Foto | ©TMNews

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