Primarie Pd: il programma di Pippo Civati

“Dalla delusione alla speranza”, il documento del candidato alla segreteria in vista del congresso del Partito Democratico.

Nella corsa delle Primarie Pd Pippo Civati non ha chance di vittoria (almeno è quanto si capisce leggendo i sondaggi), e però questa può essere la volta buona per il ribelle del Partito Democratico per fare il salto di qualità, dopo essere diventato deputato per la prima volta nella scorsa legislatura. Dopo un inizio al fianco di Matteo Renzi all’insegna della rottamazione, Civati si è discostato dal sindaco di Firenze; un po’ perché è difficile dividere la platea con uno come Renzi, un po’ per un’oggettiva distanza politica.

In effetti la posizione di Civati è molto più spostata a sinistra, ma in nessun modo avvicinabile alla corrente storica i cui eredi sono semmai i giovani turchi del partito. L’ex consigliere regionale del Pd è conosciuto soprattutto per aver dato vita (o contribuito) al movimento Occupy Pd che per un po’ di tempo è riuscito nell’intento di mettere in seria difficoltà la direzione del partito.

Quella di Pippo Civati è, in un certo senso, la candidatura maggiormente anti-renziana: perché parte del potenziale elettorato di Renzi e di Civati si sovrappone: quello che vede nel rinnovamento della classe dirigente la prima urgenza del partito. D’altra parte l’ex consigliere regionale della Lombardia è un classe 1975, proprio come Renzi. La provenienza politica però li divide, visto che Civati – pur non avendo mai fatto parte del Pci per motivi anagrafici – è di stretta provenienza Ds. Ciò non gli ha impedito di mettersi di traverso rispetto all’attuale classe dirigente, assumendo così il ruolo di voce critica, ipercritica: contro il voto a un Napolitano Bis e contro le larghe intese.

Ecco cosa scrive nell’introduzione al suo programma, il cui pdf trovate in fondo a questo post:

La novità è a sinistra, nel pluralismo, nel riconoscimento dei diritti, nell’apertura alla cittadinanza, nella voglia di cambiare insieme perché solo insieme, con un grande progetto, possiamo farlo, nella cultura della possibilità e dell’alternativa di governo, nel superamento di quella «questione maschile» che ancora dobbiamo affrontare per cambiare punto di vista, modi e parole, nella creatività e nella curiosità, nella conoscenza e nell’apertura di senso che sole ci possono davvero salvare. Troppo spesso l’abbiamo inseguita fuori di noi, questa novità, trascurando le cose in cui crediamo, la passione politica che sola può consentirci di cambiare. La cultura delle possibilità, mentre continuiamo a ripeterci che non ci sono alternative. Mentre l’alternativa siamo noi. E siamo noi a dover aprire una discussione libera e aperta, alla pari e alla luce del sole. Non un ibattito che si chiude, in queste righe, ma un confronto che finalmente si apre.