Pdl e Pd, agguato alla “manovra”. Nodi veri out: chi pensa alle donne licenziate perché spose e madri?

La legge di stabilità è oggi all’esame di Bruxelles e da domani arriva in Parlamento sottoposta a un fuoco incrociato dei partiti, interessati solo a sbrindellarla per questioni interne e per motivi elettoralistici.

Sono già pronti gli emendamenti – in primis dei due maggiori partiti della maggioranza Pdl e Pd – per modificare punti importanti della manovra inerenti all’Imu, al cuneo fiscale, al pubblico impiego, alla Cig ecc. Si dirà: bene, che c’è di male?

L’assalto dei partiti potrebbe costare almeno 10 miliardi, snaturando l’impianto della manovra, ma sostanzialmente solo in negativo, sotto la spinta populista ed elettoralistica, in cerca di facili consensi, per nulla interessati ai nodi veri del Paese e ai problemi reali e quotidiani degli italiani.

Problemi grandi come macigni o piccoli come granelli di sabbia che tengono l’Italia nel pantano e angustiano i cittadini: basti pensare alle tasse, alla burocrazia, al finanziamento pubblico dei partiti, agli sprechi con la voragine delle cosiddette partecipate ex municipalizzate, alla (in)giustizia e alle carceri, alle discriminazioni di ogni tipo, al proliferare delle caste e dei loro privilegi ecc. ecc.

Qui vogliamo ricordare un problema di tutti i giorni, sempre sollevato ma mai affrontato, tanto meno in sede politica e legislativa. Si tratta delle donne (di solito giovani o giovanissime) che lavorano in fabbrica o in ufficio ma, causa matrimonio e il sopraggiungere della nascita di un figlio, vengono licenziate con una logica pesantemente e vergognosamente discriminatoria e anti costituzionale.

Accade ogni giorno quando la donna comunica al proprio datore di lavoro la novità del matrimonio e poi, ancor peggio, quella dell’aspettare un figlio. La conclusione è sempre la stessa: il licenziamento.

Così in Italia si favoriscono i giovani, così lo Stato fa spallucce e “aiuta” chi si sposa e chi vuol fare figli, alla faccia delle montagne di parole sulla famiglia come valore individuale e sociale e come volano anche di tipo economico. Non c’è solo una inammissibile disattenzione delle classi dirigente del mondo politico, sindacale, imprenditoriale e dei mass media. C’è una colpevole scelta politica di non voler discutere, né tanto meno affrontare un nodo come questo perché “indigesto”, non fa audience, non porta voti.

Meglio gli assordanti bla bla sulle vicende personali di Berlusconi e sulle beghe interne del Pd. Dov’è un politico, un sindacalista, un esponente delle imprese, un giornalista che fa luce su questo nodo aprendo anche una battaglia di civiltà? Che dire? Povera Italia!