Infrastrutture e grandi opere. Il partito del cemento si attrezza: dalla sindrome Nimby al raggiro lobbistico del premio Pimby

Da qualche tempo chi, per i motivi più diversi, si oppone alla costruzione di centrali nucleari, dighe, gallerie sotterranee e megaparcheggi interrati, viene trattato come un appestato, più esattamente come un individuo affetto dalla sindrome Nimby e liquidato frettolosamente come un nemico della modernità (o peggio, come un amico di Pecoraro Scanio). Di come molti


Da qualche tempo chi, per i motivi più diversi, si oppone alla costruzione di centrali nucleari, dighe, gallerie sotterranee e megaparcheggi interrati, viene trattato come un appestato, più esattamente come un individuo affetto dalla sindrome Nimby e liquidato frettolosamente come un nemico della modernità (o peggio, come un amico di Pecoraro Scanio).

Di come molti amministratori del Pd e del Pdl intendano questa modernità si è già detto parlando del libro Il partito del cemento. L’argomento però merita una ulteriore riflessione, dato che l’operazione di lobbying di alcuni grandi gruppi avanza minacciosa.
La formula Nimby (not in my back yard, non nel mio giardino) dovrebbe indicare chi spera sempre di vedere le grandi opere realizzate vicino a casa degli altri.. in realtà io credo che la formulazione più esatta sia quella senza la Y finale, che quindi potremmo banalmente tradurre con la frase non nel mio c**o (o, se preferite, non alle mie spalle). In questo senso la sigla Nimb acquisisce il giusto significato e cioè il rifiuto del massacro del territorio ad opera di amministratori incapaci e rapaci che fanno, molto spesso, gli interessi di grandi gruppi economici e non quelli dei cittadini che li hanno eletti.

Una esagerazione? Vi faccio un esempio.
È stata fondata una associazione nazionale che si chiama Pimby (please in my back yard) e che promuove un Premio per valorizzare quelle amministrazioni locali che hanno scelto di realizzare opere coniugando rispetto delle regole con il consenso dei cittadini. Tutto questo perché troppo spesso ci si lamenta per quella cultura del ‘no’ che frena ogni investimento. Per una volta speriamo che a finire sotto i riflettori siano quegli amministratori locali che le infrastrutture si impegnano a realizzarle davvero, avendo il merito (e il coraggio) di dire ‘Sì’ ad investimenti sul proprio territorio. Il Premio vuole contribuire a portare alla luce esperienze virtuose nel campo della corretta informazione, della comunicazione ambientale e del coinvolgimento dei portatori di interesse di un territorio, stimolando un dibattito serio e privo di pregiudizi sulle modalità con cui realizzare quelle opere di cui il Paese ha bisogno.

Chi ha la pazienza di leggere tutto il comunicato, nell’ultima riga scopre che L’organizzazione del Premio Pimby è possibile grazie al sostegno di Cofathec Spa, Enel Spa e Terna Spa. Quindi, in buona sostanza, tre aziende che hanno come mission la costruzione e la gestione di centrali elettriche, tralicci, elettrodotti e grandi impianti bandiscono un premio per le amministrazioni che accettano sul proprio territorio delle grandi opere (magari, casualmente, costruite proprio da loro).

Per una bizzarra coincidenza, l’articolo 4 del bando del premio Pimby recita: Concorrono all’assegnazione del premio, a titolo esemplificativo, le seguenti tipologie di opere: impianti per la produzione di energia elettrica da fonte fossile e da fonte rinnovabile; termovalorizzatori; impianti per la produzione di energia termica; sistemi e tecnologie per l’ottimizzazione ed il risparmio energetico; reti per il trasporto e la distribuzione primaria di energia elettrica e relativi impianti di trasformazione; raffinerie di petrolio greggio; metanodotti; elettrodotti […]

Non c’è dubbio: il sostegno di Cofathec Spa, Enel Spa, Terna Spa (autostrade per l’Italia, Edf, Eni…) a questa iniziativa è completamente disinteressato e mirato allo sviluppo dei territorio bla bla bla…

Foto: circospetto!