Beppe Grillo e l’attacco di Repubblica: “400mila euro di compenso dalla Rai per un’ospitata a Sanremo”

Curzio Maltese contro il leader del Movimento 5 Stelle: “Adesso che hai capito che i cachet sono eccessivi, restituirai le ville e le Ferrari che hai comprato?”

Beppe Grillo, aiutando in modo sostanziale l’opera avviata da Renato Brunetta, è riuscito nell’impresa di bloccare i contratti in Rai di Roberto Benigni e Maurizio Crozza. Non esattamente due esponenti della tv trash; anzi, probabilmente rappresentano quel poco di buona tv che il nostro paese è ancora in grado di esprimere. Però costano tanto. Tanti soldi che rientrano interamente grazie alla pubblicità che procurano.

Ma per il superpopulismo firmato Grillo & Brunetta quello degli stipendi è un discorso di principio, per cui l’assalto è da darsi a chi ha i compensi più alti, non a chi guadagna comunque moltissimo ma senza portare nulla all’azienda (di esempi ce ne sono una marea, ma né il capogruppo del Pdl, né il leader del Movimento 5 Stelle si sono concentrati su di loro).

E però, sia Brunetta che il suo alleato Grillo, non sembrano essere le persone più titolate per fare la morale su questa storia. Almeno stando a quanto scrive Curzio Maltese su Repubblica:

Alla fine degli anni Ottanta, Brunetta era consigliere economico dei governi Craxi, i peggiori dissipatori di denaro pubblico della storia, e Beppe Grillo si vantava di prendere dalla Rai 350 milioni di lire per una singola ospitata al festival di Sanremo. L’equivalente di 393mila euro di oggi, per un giorno. Forse anche i grillini più ortodossi sono in grado di confrontarlo con il milione e 800mila euro all’anno di Fazio”. All’epoca i Brunetta e i Grillo erano i primi a dare del moralista scemo a chiunque osasse mettere in dubbio certi compensi. (…) Dietro questi attacchi si legge un’ipocrisia e una malafede sorprendenti perfino per gli elastici parametri etici della politica all’italiana”.

Maltese prosegue:

Quanto a Beppe Grillo, siamo alle comiche. D’accordo che in Italia la coerenza non è la prima e il paese vive di memoria corta. D’accordo che quando c’è da dare una mano a Berlusconi, nei fatti, il “Che” Beppe non si tira mai indietro, mai il pioniere dei mega compensi Rai che definisce il contratto di Fazio “un insulto alla condizione del Paese e ai lavoratori Rai”, perdonateci, non si sentire. È come ascoltare Balotelli che lamenta la scarsa serietà dei calciatori, Rocco Siffredi che tesse l’elogio della monogamia”.

Il concetto è semplice, chi ha preso 350 milioni di lire negli anni Ottanta per andare a Sanremo, adesso come fa a prendersela con chi segue la strada che lui per primo ha segnato? E soprattutto, se anche solo adesso Grillo si è reso conto della poca opportunità di certi compensi (sempre che sia così), cosa si fa?

“Ci restituisci i miliardi di lire, le Ferrari, le ville, le barche comprate con cachet che erano un insulto ai poveri lavoratori? (…) Bisogna togliere le mani dei partiti dall’azienda di viale Mazzini, affidarla a una fondazione indipendente, come nei paesi civili, e abolire la commissione di vigilanza parlamentare. (…) Qualcosa ci dice che Brunetta e Grillo non faranno nulla di tutto questo. Ma si può essere sicuri che fra una ventina di anni saranno sempre lì a farci la morale”.