Letta brinda con Obama ma 10 milioni di italiani ridotti in povertà

Brinda con Barack Obama il premier Enrico Letta alla Casa Bianca ma in Italia le fibrillazioni politiche dopo la manovra finanziaria scuotono il governo e i dati della crisi dimostrano che il Paese resta nella tenaglia dopo sei anni durissimi.

Evidentemente nel governo mancano le condizioni politiche per scelte di riforme strutturali, limitandosi a qualche ritocco e facendo pagare i costi della crisi, nella sostanza, ai più deboli. La situazione generale è sotto gli occhi di tutti ma non a tutti è chiara nei dettagli più drammatici.

In Italia ci sono oggi 9.563.000 persone in condizioni di povertà relativa, cioè costrette a vivere con meno di 506 euro al mese. A questi si sommano 4 milioni e 814 mila persone che si trovano addirittura in povertà assoluta, nell’indigenza. Non solo. Il 7% dei minorenni italiani vive in condizione di povertà assoluta.

Così afferma Libera, in occasione della Giornata mondiale della Lotta contro la Povertà, giorno in cui il Gruppo Abele promuove Miseria Ladra, la campagna nazionale contro tutte le forme di povertà. I dati collocano l’Italia al primo posto in Europa per ciò che riguarda la povertà minorile. Ma c’è anche la povertà culturale, sottolinea Libera, con 6 milioni di persone analfabete l’Italia è agli ultimi posti in Europa per abbandono scolastico. Sei famiglie su dieci in seguito alle difficoltà economiche hanno ridotto la quantità e la qualità del carrello della spesa alimentare. Il picco si registra ancora una volta al sud, con quasi il 73%.

In questo quadro, come incide la Legge di stabilità del governo Letta? Non sblocca certo la dura realtà e non apre una prospettiva di rilancio. Se vuoi ridurre il peso fiscale sul lavoro e sulle imprese, come ha dichiarato Letta, ma non hai i soldi, puoi fare solo un’operazione, aumentare la tassazione sulle rendite. È una scelta politica, cioè devi prendere i soldi dove ci sono e spenderli dove ce n’è bisogno. E qui la scelta politica non c’è. Si continua a rastrellare soldi al ceto medio e ai lavoratori e pensionati non toccando caste, privilegi, sperperi, spesa pubblica, finanziamento ai partiti.

Attacca il segretario confederale della Cgil Fabrizio Solari: “L’intervento sul cuneo fiscale è generalizzato e anch’esso assai debole, mentre sulla cig in deroga, sui precari ed esodati siamo addirittura a qualche grave dimenticanza. Se aggiungiamo poi il reiterato blocco della contrattazione sul pubblico impiego, l’insufficienza dell’azione sulle pensioni, i tagli alla sanità, prima annunciati e poi rientrati, su cui esprimo grossi dubbi, e qualche buco di copertura non si può far altro che dare il pollice verso sulla manovra”.

Incalza Solari: “Assieme a Cisl e Uil, avevamo presentato una piattaforma unitaria, i cui punti principali erano sostanzialmente tre: una restituzione fiscale vera sul lavoro dipendente e sui pensionati, uno sgravio degli oneri per le aziende, collegato a investimenti e occupazione, e il rifinanziamento degli strumenti di sostegno ai lavoratori, dalla cassa in deroga alle questioni riguardanti precari ed esodati”.

Da qui il giudizio totalmente negativo dei sindacati sul provvedimento messo a punto dal governo Letta. Più o meno, lo stesso giudizio di gran parte degli italiani.