Mario Monti si dimette da Scelta Civica

Sfiduciato dai suoi senatori sulla Legge di Stabilità

di guido

A neanche un anno dalla fondazione, Mario Monti lascia il movimento da lui stesso fondato per candidarsi alle scorse elezioni. Oggi infatti l’ex premier ha annunciato le dimissioni da presidente di Scelta Civica, dopo che un gruppo di senatori aveva oggi rilasciato un comunicato che andava nella direzione opposta rispetto alla linea, molto critica, stabilita da Monti sulla legge di Stabilità. I dissidi all’interno di Scelta Civica, una fusione nata male tra l’Udc, i montezemoliani di Italia Futura e la fantomatica “società civile” promossa da Monti, non sono una novità, e già negli scorsi mesi Monti sembrava deciso a fare un passo indietro. Ora la decisione è definitiva.

Rassegno le dimissioni da presidente di Scelta Civica. La presidenza verrà assicurata dal vicepresidente vicario Alberto Bombassei, fino all’attivazione delle procedure previste dallo Statuto per la nomina del nuovo presidente. Domani lascerò il gruppo SC del Senato e chiederò l’iscrizione al gruppo misto

si legge in un lungo comunicato pubblicato sul sito del movimento, in cui il senatore a vita motiva la sua scelta con la dichiarazione congiunta rilasciata oggi da “undici senatori più uno”. Di cosa si tratta è presto detto.

Ieri Monti aveva rilasciato, da presidente di Scelta Civica, un comunicato piuttosto critico nei confronti della Legge di stabilità, chiedendo al governo di fare di più e paventando l’ipotesi che SC non la votasse. Oggi è apparsa una nota congiunta di alcuni senatori “di peso” tra cui Pierferdinando Casini, Gabriele Albertini e dall’ex coordinatore di SC Andrea Olivero, in cui, pur sottolineando le carenze della manovra, si assicura che “Non faremo mancare il massimo contributo per migliorarne l’efficacia, dando il convinto sostegno al premier Letta e al Governo”. Una posizione che Monti ha interpretato come una sfiducia.

Sfiducia che avrebbe come regista il “più uno”, ovvero il ministro Mario Mauro, che negli ultimi giorni ha lanciato la proposta del superamento di Scelta Civica per arrivare a un nuovo soggetto, partendo però dal presupposto che l’appoggio al governo sia incondizionato. Una posizione su cui Monti ha detto “non ci sto”.

Finisce così la breve e infruttuosa esperienza del preside della Bocconi come leader politico, una chiusura ingloriosa di quella che è stata una scelta che definire fallimentare è usare un eufemismo. Un anno fa Monti era l’uomo della provvidenza, il nome sicuro per il Quirinale o, nella peggiore delle ipotesi, per un nuovo mandato a Palazzo Chigi e poi in Europa. Poi la sciagurata scelta di scendere in campo a capo di un suo partito che però inglobava vecchie volpi come Fini e Casini, la debacle elettorale e ora la mesta fuoriuscita da quella creatura che non è mai stata davvero sua, ma un taxi con cui altri sono riusciti a (ri)entrare in Parlamento.

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