Consigliere di Bardonecchia: “Dopo la visita di Kyenge disinfestate la sala”

Renato Brino, consigliere comunale del comune piemontese, posta sul suo profilo Facebook frasi razziste sul ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge. Nonostante la rimozione arriva puntuale la censura degli utenti del web

Non bastavano l’immaginazione bambina di Roberto Calderoli, le geolocalizzazioni leghiste di Mario Borghezio e le banane lanciate e i manichini insanguinati sparpagliati negli incontri estivi dell’estrema destra, tanto per citare gli episodi del tiro al bersaglio inscenato dalla politica e dalla para-politica ai danni del ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge.

Stavolta l’insulto corre sul social, nello specifico su Facebook. La pagina è quella del capogruppo di maggioranza del Consiglio Comunale di Bardonecchia, Renato Brino, ex Pdl passato a Fratelli d’Italia, che auspica una disinfestazione dopo il passaggio nella sua cittadina del ministro Kyenge. Il post dello scandalo rimane sul web una decina di minuti, pochi, ma quanto basta per far partire il tam tam e le repliche censorie degli utenti. Persino il figlio tira le orecchie al padre insegandogli che la buona educazione è una sola: sul web come nella realtà.

Il ministro Kyenge è atteso nella località montana piemontese venerdì 18 ottobre, giornata nella quale interverrà all’Assemblea nazionale del Masci, il movimento degli scout adulti. Nel post prontamente rimosso il consigliere comunale parla di “amica neretta” e scrive, riferendosi alla visita, che “l’unica cosa è che spiace un po’ per chi dopo deve fare la disinfestazione del Palazzo delle Feste”. Il risvolto più inquietante della faccenda è che debbano essere i contatti di Brino a risvegliare il maestro di sci dal sonno della ragione. Dopo la rimozione del post incriminato, arriva il post riparatore dove il consigliere comunale chiede scusa:

Ho scritto sul mio profilo facebook uno stupido “commento da bar” a titolo puramente personale. Chiedo umilmente scusa a tutti e in particolare al Ministro Kyenge per quello che è stato un gesto veramente sciocco e superficiale, una battuta di cui profondamente mi pento.

Poi contatta la redazione di Repubblica per un altro autodafè:

Mi sono lasciato andare in battute stupide, io non sono razzista. Ho una figlioccia vietnamita e una nuora brasiliana: la xenofobia non fa parte del mio dna. Ho commesso un grave errore e me ne scuso.

Via | Repubblica

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