Abolizione finanziamento pubblico ai partiti: le misure approvate alla Camera

Il ddl passa alla Camera dopo cinque mesi. Il 2 per mille, il tetto massimo di donazioni e gli altri punti chiave.

Quella dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti non sarà una riforma perfetta, un po’ di lati poco chiari ancora rimangono e soprattutto bisognerà vedere che succederà nel passaggio al Senato; ma il ddl approvato ieri alla Camera è sicuramente un passo avanti. Quanto meno si cancella il principio per cui sono i soldi dei contribuenti a dover obbligatoriamente mantenere i partiti. Ecco le misure principali approvate ieri tra le polemiche urlate del Movimento 5 Stelle e le contestazioni di Sel.

Abolizione finanziamento pubblico ai partiti. Niente più rimborsi elettorali per i partiti, ma gradualmente, con un meccanismo che arriva ad azzerarli a partire dal 2017 in modo da consentire ai tesorieri dei vari movimenti di iniziare a prenderci la mano. I rimborsi saranno dunque 91 milioni per quest’anno, 54 per il 2014, 45 per il 2015, 36 per il 2016 e poi stop, finita la pacchia.

Il 2 per mille. Nella dichiarazione dei redditi i cittadini troveranno una terza casella accanto a quella dell’8 per mille e del 5 per mille; sarà il 2 per mille per sostenere il partito che si desidera. Scelta volontaria, si può anche decidere di non barrare la casella. La questione però presenta due lati oscuri: da una parte si fa notare come questo aiuti i “partiti votati dai ricchi” (e una cosa del genere esiste, eccome), dall’altra parte si pensa che possa essere incostituzionale perché lederebbe la segretezza del voto.

Il tetto ai finanziamenti privati. Il Pd voleva una soglia massima di 100mila euro, il Pdl non voleva nessun limite per far sì che Berlusconi potesse continuare a sostenere il partito come ha sempre fatto; il compromesso è stato trovato a quota 300mila euro per i privati e 200mila per le aziende. C’è però un problema abbastanza grosso: come fare se lo stesso socio versa soldi da più aziende? La Camera ha rinviato la palla al Governo. Saranno possibili anche piccole donazioni via sms (massimo dieci euro) e i privati potranno detrarre il 37% dei contributi fino a 20mila euro e del 26% fino a 70mila euro. Le aziende potranno detrarre il 26% tra i 50 e i 100mila euro.

“Legge truffa” secondo il M5S. Sono proprio queste le norme che hanno portato il Movimento 5 Stelle a parlare di legge truffa: “una presa in giro sfacciata e colossale”. Il nodo della protesta è la consegna della politica nelle mani dei potentati economici, delle lobby e delle associazioni criminali in grado di sostenere economicamente i partiti, riciclando denaro sporco.

Le sconfitte del Pdl. I falchi pidiellini non sono riusciti a far passare la norma che avrebbe consentito anche a Forza Italia, nel caso nascesse, di ricevere i rimborsi elettorali.

Quote rosa. Se in un partito le donne non raggiungono il 40%, le risorse sono diminuite dello 0,5% rispetto alla differenza progressiva.

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