Legge di stabilità 2013: le misure principali della manovra finanziaria

Ecco i punti principali decisi dal governo Letta.

Dopo la conferenza stampa per presentare la Legge di stabilità 2013, il consiglio dei ministri che deve varare il testo è andato avanti fino a notte inoltrata. Il punto più atteso da molti lavoratori riguardava il cuneo fiscale, cioè la differenza tra il costo del lavoro e il netto che il dipendente si trova in busta paga. Alla fine non sono stati trovati 5 miliardi, come si ipotizzava, a questo voce verranno destinati invece 2,5 miliardi. La riduzione del cuneo fiscale si compone di tre voci: riduzione dell’Irpef per le fasce medio-basse (1,5 miliardi), limatura delll’Irap sul costo del lavoro (40 milioni) e minori contributi sociali sulle imprese (1 mld).

Nei prossimi tre anni questa somma arriverà a 10 miliardi, ma per il momento il risultato è che i lavoratori si troveranno un aumento nelle buste paga pari a 100 euro per un anno (numeri che potrebbe salire se si ridurrà la platea di chi ne beneficia). Ancora più aperto invece il capitolo lavoro: i 5 miliardi di tagli delle tasse previsti in tre anni mancano completamente dei dettagli: sarà il Parlamento e le parti sociali a trovare con maggiore precisione come destinare questi fondi.

Il restante degli investimenti riguarda i 3,9 miliardi previsti per interventi (come il finanziamento delle missioni all’estero, cig in deroga, ecc), un miliardo per gli investimenti degli enti territoriali (un allentamento del patto di stabilità per i Comuni), 500 milioni per pagare i debiti commerciali e 2,5 miliardi per sostenere i nuovi progetti in cantiere, il 5 per mille verrà rifinanziato e così anche l’ecobonus. Per un totale di 11,4 miliardi di euro che, secondo il ministro dell’Economia Saccomanni, “ci porteranno fuori dalla recessione. Non cresceremo a un ritmo cinese, ma torneremo a un Pil del 2%”.

Ma da dove arriveranno i soldi? Non ci sarà il taglio da 2,5 miliardi alle spese della sanità, non ci sarà un aumento delle tasse (vengono però introdotte le nuove Tasi, Tari e Trise; più leggere di Tares e Imu combinate), non ci sarà l’aumento del prelievo sulla transazioni finanziarie. E allora come si farà a trovare le coperture? 3,5 miliardi arriveranno dai tagli di spesa, di cui 2,5 miliardi da tagli al bilancio e 1 miliardo da tagli alle regioni. 3,2 miliardi arriveranno da dismissioni di beni pubblici e dalla rivalutazione delle quote dell’azionariato di Bankitalia in mano alle banche. Si continua ovviamente a parlare di lotta all’evasione fiscale e infine 1,9 miliardi arriveranno da interventi fiscali, di cui 900 milioni provenienti dall’aumento del bollo sulle attività finanziarie.

Per quanto riguarda il pubblico impiego, ci sarà un nuovo blocco della contrattazione fino a tutto il 2014. Prorogato fino al 2018 anche lo stop al turn over, con questo meccanismo: assunzioni al 40% dei ritiri per l’anno 2015, al 60% per l’anno 2016, al 80% per l’anno 2017. Viene poi vincolato il pagamento degli straordinari al solo personale presente in amministrazione.

Adesso non resta che attendere il classico assalto alla diligenza da parte del Parlamento e dei partiti tutti. Per cui questi numeri e questi punti vanno presi come indicazioni di massima, la vera partita adesso si giocherà tutta tra Camera e Senato.

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