Ginevra: Al via i colloqui tra Iran e 5+1 sul nucleare (video)

Oggi partono i colloqui sul programma nucleare di Teheran. Ci sono buone possibilità per raggiungere un accordo, anche se Israele e Khamenei fanno pressioni per sabotare la riuscita summit

Oggi, a Ginevra, partono i negoziati tra Iran e 5+1. In Svizzera, a discutere di nucleare, saranno presenti rappresentanti del governo iraniano, statunitense, russo, cinese, inglese, francese e tedesco.

Un evento, quello ginevrino, che segna la fine di trent’anni di gelo diplomatico tra Teheran e Occidente. Le posizioni del premier Rouhani, emerse già nel suo intervento presso l’Assemblea Generale dell’Onu, sembrano essere ispirate da un forte pragmatismo e ciò fa ben sperare sulla riuscita del summit. Per il nuovo esecutivo moderato iraniano, una svolta nella politica nucleare appare obbligata: il paese necessita di un allentamento delle sanzioni internazionali per dare un po’ di respiro alla sua economia.
Per parte loro, i governi occidentali non puntano ad un velleitario smantellamento del programma nucleare dell’Iran, piuttosto sono interessati a contenerlo, al fine di evitare che l’arricchimento dell’uranio porti il paese al possesso dell’atomica. Insomma Washington si accontenterebbe di scongiurare il rischio di una nuova Corea del Nord nel cuore del continente asiatico.

Tuttavia meglio non esagerare con l’ottimismo. Bisogna fare i conti con molte variabili. Prima di tutto l’opposizione interna a Rouhani. La scorsa settimana, l’ayatollah Khamenei e il consiglio spirituale hanno preso le distanze, in maniera netta, dalla linea moderata del governo ed hanno appoggiato alcune manifestazioni di protesta anti americane.

Altri problemi potrebbero giungere da Israele. A partire dall’Assemblea dell’Onu, il premier Netanyahu ha espresso tutto il suo disappunto rispetto alle posizioni di Obama. Tel Aviv è convinta che l’Iran possa arrivare all’atomica in poche settimane e non in un anno, come pensano i governi occidentali.
Netanyahu, inoltre, ha delegittimato più volte Rouhani, presentandolo come un fantoccio nelle mani di Khamenei, ed ha lasciato intendere che, se necessario, è pronto ad un intervento unilaterale contro Teheran. Il governo di Israele, da un lato, si sta servendo della minaccia iraniana per assicurarsi consenso interno, e dall’altro si oppone al dialogo perché è preoccupato che un Iran filo-occidentale possa ridisegnare la geopolitica medio-orientale a suo sfavore. Vedremo se Washington in questa occasione riuscirà a conservare una posizione autonoma rispetto a Tel Aviv, come pare sia nelle intenzioni di Kerry, o se alla fine cederà.

I colloqui sono incominciati alle 10 e potrebbero proseguire fino a domani.