Russia: fermati 1200 immigrati irregolari dopo la rivolta xenofoba di Mosca

La polizia russa prova a “stabilizzare” la situazione dopo gli scontri di Birjuljovo e mette in atto un maxi raid contro i clandestini

La polizia russa ha fermato circa 1200 immigrati provenienti dal Caucaso o dalle ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale, in particolare Tagikistan e Kirghizistan. Un’operazione spettacolare, di mera propaganda, che dovrebbe lasciare basita l’opinione pubblica internazionale. Il maxi raid, voluto da Vladimir Putin, ha la funzione di “stabilizzare” una situazione che stava diventando esplosiva dopo gli scontri di domenica.

La decisione di un’azione così eclatante nasce, infatti, come diretta conseguenza della rivolta xenofoba esplosa a Birjuljovo, quartiere meridionale della capitale, in seguito all’assassinio di un ragazzo russo. Ricordiamo che un 25enne moscovita è stato accoltellato la scorsa settimana, davanti a delle telecamere di sorveglianza. L’assassino sembrerebbe avere tratti caucasici.

Ciò ha dato vita ad una vera propria rivolta di quartiere. Azioni di guerriglia urbana si sono susseguite per ore. Nazionalisti radicali e semplici cittadini hanno spaccato vetrine, lanciato molotov, ferito sei agenti di polizia, tentato di incendiare un mercato di frutta e verdura, distrutto un centro commerciale e naturalmente aggredito numerosi immigrati. La polizia ha in un primo momento fermato 380 persone, ma alla fine ha deciso di trattenerne solo due, mentre altre 70 sono state citate in tribunale, dove rischiano di essere condannate fino a 15 giorni di carcere.

A soffiare sul fuoco ci si è messo ora anche il blogger anti Putin: Alexiei Navalny. Quest’ultimo, noto per le sue posizioni nazionaliste, ha chiesto l’introduzione del regime dei visti, ipotesi più volte respinta dal presidente russo. Sconfitto alle ultime elezioni politiche a sindaco di Mosca, Navalny prova a tornare alla ribalta, cavalcando l’onda xenofoba che sta investendo la capitale.

La lotta contro l’immigrazione clandestina è diventato uno dei temi principali, se non il principale, nel dibattito politico russo. In realtà la disinformazione abbonda sui media russi e tra le forze politiche si fa a gara a mostrarsi il più intransigenti possibile nei confronti dei “clandestini”. Fenomeni come quello di Birjuljovo sembrano ormai inevitabili, in certi quartieri la convivenza tra immigrati e cittadini delle classi medio-basse è diventata difficilissima. L’ultra nazionalismo e il razzismo trovano terreno fertile per attecchire laddove è più diffusa la rabbia e la frustrazione sociale.

Il vero problema è che Putin sfrutta un esercito di manodopera di riserva: lavoratori a bassissimo costo, che fanno da supporto a scellerate politiche liberiste. La Russia, a causa di una forte crisi demografica, “importa” volutamente clandestini da impiegare in nero in cantieri e mercati. Gli immigrati sono pronti a percepire dei salari da fame, non hanno alcun diritto e spesso finiscono nella rete della microcriminalità.

Le frizioni, che si creano tra russi e migranti, non sono altro che il corollario delle politiche messe in atto dal governo. Gli stranieri diventano così, in maniera indiscriminata, oggetto di continue vessazioni, capri espiatori perfetti di un sistema che li sfrutta quotidianamente.