E’ morto Erich Priebke: “Io, fedele al mio passato”

Muore a Roma, a 100 anni, il boia delle Fosse Ardeatine

E’ morto a Roma, questa mattina, il centenario Erich Priebke, il “boia delle Fosse Ardeatine”, l’ex ufficiale delle SS responsabile del massacro in cui morirono 335 civili e militari italiani.

A dare la notizia è stata l’agenzia AdnKronos, che ha appreso l’informazione direttamente dal legale dell’ex nazista, Paolo Giachini:

“Erich Priebke muore oggi all’etàdi 100 anni. La dignità con cui ha sopportato la sua persecuzione ne fanno un esempio di coraggio, coerenza e lealtà.”

Ci sarebbero una lettera ed un video-testamento del boia Priebke, che aveva 100 anni ed era stato condannato all’ergastolo proprio per l’eccidio delle Fosse Ardeatine.

Fuggito in Argentina alla fine del secondo conflitto mondiale, e scampato così ai processi di Norimberga a carico di tutti gli ufficiali nazisti, le responsabilità di Erich Priebke nel massacro italiano emersero grazie al libro, pubblicato nel 1991, El pintor de la Suiza Argentina (Il pittore della Svizzera Argentina) di Esteban Buch: estradato in Italia nel 1995 fu imputato di “concorso in violenza con omicidio continuato in danno di cittadini italiani” dal Tribunale militare per i fatti accaduti presso le Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944, nel 1996 fu assolto per avvenuta prescrizione.

Nel classico papocchio all’italiana non venne scarcerato, a fronte delle legittime proteste della comunità ebraica romana e dei partigiani, nonchè di aspre critiche da tutta la comunità internazionale: intervenne la Cassazione, che annullò quella sentenza e, nel 1998, il Tribunale penale militare lo condannò all’ergastolo per quell’eccidio. Nel 2007, sopraggiunte esigenze legate all’età, il 93enne Priebke ottenne il permesso per uscire di casa “per recarsi al lavoro” presso lo studio del suo avvocato.

L’ultima occasione nella quale si parlò dell’ex capitano delle SS di stanza a Roma, sul cui ruolo si è a lungo dibattito, sopratutto in merito alla sua subalternità, anche psicologica, al comandante Herbert Kappler, fu pochi mesi fa, in occasione dei festeggiamenti per il suo 100esimo compleanno.

L’eccidio delle Fosse Ardeatine e la carriera militare

Dopo l’attacco dei partigiani del GAP a danno del battaglione tedesco Bozen in via Rasella a Roma il comandante delle truppe tedesche nella Capitale ordinò una durissima rappresaglia: il 23 marzo 1944, Kappler ordinò le esecuzioni di 335 ostaggi, da fucilare per rappresaglia alle Fosse Ardeatine (10 italiani ogni soldato tedesco ucciso dal GAP, 33 uomini).

Inizialmente Priebke fu imputato solo della morte dei 5 italiani massacrati in più, essendo stata erroneamente considerata “obbedienza agli ordini” l’uccisione degli altri 330, ma la condanna all’ergastolo sfatò questo luogo comune e parlò chiaramente di “crimine di guerra”: i cinque malcapitati in più nell’elenco furono trucidati con gli altri perché, se fossero tornati liberi, avrebbero potuto raccontare quello che era successo.

Nel giugno del 1944 Erich Priebke divenne ufficiale di collegamento, a Brescia, con la Guardia Nazionale Repubblicana fascista, dando una stretta alle azioni di rastrellamento e rappresaglia ai danni della popolazione lombarda: centinaia di arrestati, appartenenti alla resistenza o semplici sospetti, furono catturati e rinchiusi nella prigione di Canton Mombello, per poi essere condotti nel suo quartier generale ove svolgeva, spesso personalmente, gli interrogatori.

Dopo la sconfitta tedesca fu internato in un campo di prigionia a Rimini, da dove fuggì verso Roma. Qui ottenne dei documenti falsi che gli permisero, seppur in modo poco agevole, di espatriare verso l’America Latina (la El Dorado degli ex nazisti); grazie ad ODESSA (Organisation Der Ehemaligen SS-Angehörigen, Organizzazione degli ex-membri delle SS) si rifugiò a San Carlos de Bariloche, ai piedi delle Ande argentine, fino all’estradizione.

Secondo fonti storiche nella sua fuga fu fondamentale l’apporto dato dai preti altoatesini Johann Corradini di Vipiteno e Franz Pobitzer di Bolzano ma anche il vicario separazionista Alois Pompanin, che gli concesse il battesimo cattolico, svolse un ruolo fondamentale nella sua fuga verso l’Argentina.

Il testamento del boia

Secondo quanto affermato dall’avvocato Paolo Giachini, legale dell’ex SS Erich Priebke, l’intervista-testamento del boia delle Fosse Ardeatine contiene interessanti opinioni circa il peso umano e morale e la responsabilità di quanto successo nell’aprile del 1944.

“La fedeltà al proprio passato è qualche cosa che ha a che fare con le nostre convinzioni. Si tratta del mio modo di vedere il mondo, i miei ideali, quello che per noi tedeschi fu la Weltanschauung ed ancora ha a che fare con il senso dell’amor proprio e dell’onore la politica è un’altra questione. Il Nazionasocialismo è scomparso con la sconfitta e oggi non avrebbe comunque nessuna possibilità di tornare.”

I pensieri che emergono dalle memorie dell’uomo Erich Priebke non sono così differenti da quelli del capitano delle Schutzstaffeln: le 7 cartelle di domande e risposte, pare formulate all’ex ufficiale a cavallo del suo centesimo compleanno (nonostante, proprio in quei giorni, veniva descritto un “vecchio stanco e malato, incapace di reagire” dalle persone che gli ruotavano attorno), sono fitte di ricordi, negazioni (sui lager), accuse (come sui processi di Norimberga), ma senza alcun rimorso, senza alcun pentimento per i crimini commessi durante il nazismo e la seconda guerra mondiale.

“L’attività di una camera a gas è invasiva nell’ambiente, terribilmente pericolosa anche al suo esterno, mortale. L’idea di mandare a morte milioni di persone in questo modo nello stesso luogo dove altri vivono e lavorano è pazzesco; nei campi i detenuti lavoravano, molti uscivano dal lager per il lavoro e vi facevano ritorno la sera. Il bisogno di forza lavoro durante la guerra è incompatibile con la possibilità che allo stesso tempo in quel punto del campo vi fossero file di persone che andavano alla gasazione. […] ho girato quel campo (Mathausen, ndr) in lungo e in largo per due giorni. C’erano immense cucine in funzione per gli internati e all’interno anche un bordello per le loro esigenze. Niente camere a gas. […] Nei campi le camere a gas non si sono mai trovate, salvo quella costruita a guerra finita dagli americani a Dachau.”

Una cosa normale, quella di internare i civili, che secondo Priebke veniva perseguita anche da americani e russi, durante la guerra; falso, invece, l’uso delle camere a gas, dei campi di sterminio, falso il genocidio di oltre 6 milioni di ebrei.

L’Olocausto come “tragedia” si, ma creata ad hoc per nascondere i crimini di guerra americani: una massiccia operazione di falsificazione a danno delle SS orchestrata dall’Alleanza atlantica per motivi di propaganda. Una mistificazione della realtà su larghissima scala che ha portato ai processi di Norimberga, con accuse che secondo Priebke erano false e tendenziose, e ad una vera e propria revisione storica dei fatti:

“Attraverso una sottocultura storica appositamente creata e divulgata da televisione e cinematografia, si sono manipolate le coscienze lavorando sulle emozioni. In particolare le nuove generazioni, a cominciare dalla scuola, sono state sottoposte al lavaggio del cervello, ossessionate con storie macabre per assoggettarne la libertà di giudizio. Siamo da 70 anni in attesa delle prove dei misfatti contestati al popolo tedesco. Gli storici non hanno trovato un solo documento che riguardasse le camere a gas. Non un ordine scritto, non una relazione, non un rapporto degli addetti.”

Fa orrore riportare le parole dell’ex capitano delle SS. Fa orrore perchè chi scrive ha potuto guardare dritto negli occhi chi è sopravvissuto a quell’immane tragedia, a quella follia umana divenuta un genocidio convinto, bestiale, terribile. Il testamento del boia delle Fosse Ardeatine suona come un testamento politico, come una memoria per non dimenticare le ragioni tremende del nazifascismo: un testamento che va letto da tutti, a tutti, per capire veramente che cosa fosse il nazifascismo, che cosa sia stato l’Olocausto. Nella negazione totale infatti emerge con chiarezza l’orrore dell’uomo, la famelica sete di sangue che ha guidato il nostro Continente per decenni, prima dell’avvento della Resistenza e della Liberazione.