Ore 12 – A Mastella 300mila euro di buonuscita

Cosa non si fa per acchiappare (i nostri) voti! Cosa non si fa per spillare (i nostri) soldi! Demagogia, ipocrisia e furbizia vanno a braccetto. Proprio ieri Veltroni ha proposto di ridurre gli stipendi – definendoli “assurdi”- dei parlamentari. Anzi, il leader del Pd è andato oltre, tracciando una nuova via per finanziare la politica

Cosa non si fa per acchiappare (i nostri) voti! Cosa non si fa per spillare (i nostri) soldi! Demagogia, ipocrisia e furbizia vanno a braccetto. Proprio ieri Veltroni ha proposto di ridurre gli stipendi – definendoli “assurdi”- dei parlamentari. Anzi, il leader del Pd è andato oltre, tracciando una nuova via per finanziare la politica (all’americana) con il contributo dei “privati” e non più solo con quello dello Stato. Bene.

Ma il leader del Pd (però, così fan tutti…) si è ben guardato di illustrare la incredibile realtà attuale (possibile che nessuno sia mai responsabile?) e di aprire lo “scrigno” dei rimborsi ai partiti: nient’altro che finanziamenti occulti alla politica, una voragine di soldi del contribuente, una vergogna inammissibile, una (costosa) presa per i fondelli per tutti gli italiani.

Tanto per non smentirsi, tutti i partiti e tutti i parlamentari spediti a casa dalla caduta del governo Prodi sono già in fila, alla cassa, per portarsi a casa un bel gruzzolo. I primi con la mano tesa sono gli ex, i parlamentari tenuti fuori dalle liste. Non riceveranno la pensione perché la legislatura non ha raggiunto nemmeno il limite dei due anni e sei mesi di vita? No problem.

Ecco l’invenzione dell’assegno di “reinserimento sociale”. Non strabuzzate gli occhi, è la verità. Questi signori intascheranno un assegno pari all’80% del loro stipendio (sui 20 mila euro netti ogni mese più i mille privilegi…) moltiplicato per gli anni trascorsi da deputato o da senatore.

Tradotto: 9 mila 362 euro (più gli anni di lavoro alla Camera) per i deputati e 9 mila 604 più l’anzianità per i senatori. Un esempio per tutti.. Clemente Mastella, non più candidato ma che con i suoi 32 anni da parlamentare intascherà …300.000 (trecentomila!) euro.

Per tagliare corto il costo complessivo del “reinserimento” dei parlamentari si aggirerà sui 30 milioni di euro. Scandalo nello scandalo, quello dei rimborsi elettorali: oggi una torta di 425 milioni di euro (cifra calcolata in base al meccanismo di un euro per ogni avente diritto al voto e spalmata sui cinque anni di legislatura) da spartirsi fra tutti i partiti che abbiano raggiunto almeno l’1% dei voti.

Ecco il motivo per cui, in barba alla annunciata potatura, alle prossime elezioni politiche si sfideranno ben undici candidati premier. Uno solo sarà il capo del Governo ma tutti i loro partiti si gonfieranno le tasche di soldi pagati dall’ignaro contribuente. Ultima perla. Riguarda i “nuovi” partiti. Pardon, le nuove sigle che hanno inglobato vecchi partiti che però, sciolti nei meeting osannanti, restano in vita come mungi (o mangia) soldi dello Stato.

Il Partito democratico intascherà fino al 2011 anche il finanziamento dell’Ulivo (?!). Lo stesso avverrà per il Pdl e per An e Forza Italia. Uno scandalo. Un escamotage per moltiplicare le entrate. Perché Veltroni, Berlusconi, Fini ecc. non rinunciano a quei soldi?

Perché a fronte di spese elettorali per circa 80 milioni di euro il sistema dei partiti riceve dallo Stato, come già detto sopra, un rimborso di 425 milioni di euro? Nessuno lo dice. E tutti (loro) intascano. Questi (destra, sinistra, centro) litigano su tutto ma sono sempre uniti sulla spartizione. Tanto paga pantalone.