Il derby romano – Tra voci, conferme e certezze è partito il futuro ovale della Capitale. Ma quello italiano?

Si è disputato ieri il “derby della disperazione” come chiamato da molti. A Roma le due squadre della capitale si sono sfidate in una lotta che vedeva, come posta in palio, la salvezza. Il derby si è disputato il giorno dopo i Natali di Roma e due giorni dopo il varo dei Praetorians Roma Rugby,

Si è disputato ieri il "derby della disperazione" come chiamato da molti. A Roma le due squadre della capitale si sono sfidate in una lotta che vedeva, come posta in palio, la salvezza. Il derby si è disputato il giorno dopo i Natali di Roma e due giorni dopo il varo dei Praetorians Roma Rugby, la franchigia candidata a far parte della Celtic League. Ma in queste ore, tra voci attendibili e conferenze stampa ufficiali, sta prendendo forma il futuro della palla ovale romana.

Iniziamo dalle certezze ufficiali. Dopo la presentazione del logo e dei colori sociali, ieri, prima della partita, il comitato promotore della selezione romana ha illustrato il progetto e ha fatto appello alle altre realtà del Sud Italia, affinché si uniscano ai Praetorians. Abruzzo, Campania e Calabria le regione ovali che troverebbero spazio e rappresentatività nella nuova realta "celtica". Un progetto, quello dei Praetorians, che sta riscuotendo interesse anche a livello politico, in maniera trasversale, visto che oltre al sindaco Alemanno, anche il governatore Marrazzo avrebbe espresso interesse e volontà di sostenere la candidatura. Insomma, in ottica Celtic League le cose sono chiare. C'è un progetto e su questo si punterà a fine maggio, quando la Fir dovrà prendere in considerazione le varie candidature.

Poi, come sempre, ci sono le voci. Voci credibili, consistenti, che vanno al di là della lega celtica. E parlano di Super 10. Trovatisi di fronte a un tavolo a discutere di selezioni, infatti, le dirigenze del Rugby Roma e della Capitolina avrebbero promosso un percorso parallelo. Che si vada in Celtic League o meno, che ci vada una selezione romana o meno, l'esperienza di due società divise è conclusa. Le cause, ovviamente, sono molte e, non essendoci ufficialità evito ipotesi, ma il risultato è uno. Dall'anno prossimo non esisterebbero più due società distinte, ma Rugby Roma e Capitolina si fonderebbero in un'unica squadra. Anche (o solo) per il massimo campionato italiano. Per ora è una voce, ma ieri sera il presidente della Capitolina Tinari ha fatto capire che è più di una voce. Ora, la questione si sposta tra i campi da gioco e le decisioni federali. Perché, dovesse retrocedere la Capitolina, nulla cambierebbe negli scenari nazionali. Ma dovesse retrocedere la Rugby Roma? Probabilmente acquisirebbe i titoli della Capitolina e rimarrebbe in Super 10. Ma, altra ipotesi, retrocedesse il Gran Parma? Il Super 10 diverrebbe di colpo un Super 9. E qui entrerebbe in gioco la Federazione. Salirebbero nel campionato d'elite due formazioni dalla Serie A o verrebbe ripescata Parma? Come ormai troppo spesso succede non si sa nulla. E i campionati, combattuti in campo, rischiano di trasformarsi in inutili contorni alle decisioni politiche e spesso cervellotiche dei dirigenti, di club e federali. Insomma, in Super 10 si lotta per non retrocedere e in Serie A per venir promossi. Senza sapere, però, a che gioco stiamo veramente giocando.

Ah, un commento a margine: si può essere a favore o contro la Celtic League, si può apprezzare o meno come si sta giungendo a essa, ma, se la voce divenisse realtà, allora il progetto Celtic un successo lo avrebbe raggiunto: far finalmente riunire realtà ovali vicine, superando le divergenze e, si spera, creando una squadra finalmente competitiva. 

I Video di Blogo