Finanziamento pubblico ai partiti: che cosa cambia

I tre punti principali allo studio: 2 per mille, tetto delle donazioni e norme per la semplificazione e trasparenza.

La discussione in Parlamento per modificare la legge sui rimborsi elettorali – anche noti come finanziamenti pubblici ai partiti – che porterà alla loro graduale abolizione entro il 2017 si è fatta parecchio accesa. Le norme allo studio non piacciono a tutti, e in particolare a Riccardo Fraccaro del Movimento 5 Stelle, che si è messo a chiamare “ladri” gli appartenenti a qualsiasi altro partito. Bagarre in aula, come si suol dire, e seduta sospesa. Il percorso di questa nuova legge è agli inizi, visto che il testo deve ancora passare alla Camera – e per farlo bisogna prima discutere 114 emendamenti – e dovrà poi passare in Senato. Vediamo però quali sono i tre punti principali della discussione in corso.

Il tetto alle donazioni dei privati. Questo è stato un punto sul quale si sono create molte polemiche. È evidente che, nel momento in cui si abolisce qualsiasi forma di finanziamento pubblico, i soldi necessari ai partiti non possono che arrivare dai privati. Il Partito Democratico proponeva un tetto di 100mila euro, il Popolo delle Libertà (che campa principalmente grazie alle iniezioni di liquidi di Silvio Berlusconi) voleva arrivare a un milione di euro. Il compromesso si è trovato a 300mila euro (mentre i finanziamenti da parte di aziende non possono sperare i 200 mila euro). Ma ci sono molti aspetti che andrebbero chiariti meglio: anche oggi è possibile fare donazioni da parte di privati, con un tetto di 103mila euro, ma la regola è fin troppo facilmente aggirabile, come si capisce guardando il caso dell’Udc segnalato da Wired.it:

Nel 2013 l’Udc ha ricevuto 400mila euro dai Caltagirone (versano il patron Gaetano, ma anche i figli e la moglie). A livello di aziende sempre l’Udc è un caso da manuale: incassa più tranche da 100mila euro dalle diverse aziende del gruppo Caltagirone (WXIII/IE, Commercial 4, Costedil, Pantheon 2000 spa, Azienda Servizi Italia)

Se i soldi possono arrivare in tranche da 100mila euro da ognuno dei familiari e in più da ognuna delle aziende di proprietà, è fin troppo facile che si arrivi a importi milionari di fatto provenienti da una singola persona.

Il 2 per mille dell’Irpef. In modo volontario i contribuenti potranno decidere di devolvere il 2 per mille dell’Irpef ai partiti, scegliendo ovviamente anche a quale partito destinare i soldi. Una norma contestata perché in parte cancella l’idea alla base della nuova legge, e cioè l’abolizione del finanziamento pubblico. Contraddizione non poi così grave, visto che la donazione sarà su base volontaria. Viene aumentata al 52% fino a 5.000 euro e al 26% da 5.001 fino a 20.000 la possibile detrazione fiscale, a condizione che le quote sociali e le donazioni siano versate attraverso un canale bancario o postale.

La trasparenza. Attenzione va posta anche nei confronti dell’articolo 10 del disegno di legge in discussione, quello che disciplina le norme per la trasparenza e la semplificazione. Soprattutto per quanto riguarda “la trasparenza e l’accesso alle informazioni relative al proprio assetto statutario, agli organi associativi, al funzionamento interno e ai bilanci, anche mediante la realizzazione di un sito internet”.

Ultime notizie su Governo Italiano

Tutto su Governo Italiano →