Russia: Su internet l’esercito della propaganda virale al servizio di Putin

Agenzie di comunicazione pagano 36 $ al giorno dei ragazzi per diffondere commenti e post filo-governativi

Un articolo della giornalista Olga Khazan, apparso sul sito The Atlantic, ci illustra l’ennesima strategia elaborata dal governo russo per inquinare il dibattito pubblico.

Delle agenzie, che potremmo anche chiamare fabbriche di commenti, hanno elaborato un vero e proprio sistema di propaganda virale. Tali aziende operano su siti e social network allo scopo di diffondere commenti e post filo-Putin. Scelgono degli obiettivi ben precisi da attaccare e screditare, come esponenti dell’opposizione, paesi considerati ostili a Mosca, minoranze e poi con precisione chirurgica colpiscono il bersaglio attraverso la diffusione di opinioni che manipolano il dibattito.

Le agenzie per far funzionare la macchina del consenso si avvalgono di equipe di ragazzi, che percepiscono un compenso giornaliero per svolgere la loro attività. Per fare un esempio, i giovani dipendenti della St. Petersburg Internet Research Agency possono contare su 1.180 rubli ($ 36,50 ) per lavorare 8 ore al giorno e ricevono un pasto gratis. Il coordinatore di questa agenzia, intervistato da un giornalista russo, ha dichiarato che il suo lavoro “è come vendere un asciuga capelli, solo che l’asciuga capelli in questo caso è di natura politica“.

Secondo una ragazza, che ha lavorato nel settore, l’attività quotidiana di un commentatore filo-governativo è quella di inserire 100 commenti su siti appositi oppure di scrivere un minimo di quattro post. I commenti che vengono veicolati hanno carattere più emotivo che razionale, fanno leva sulla paura, l’identità e l’odio. Khazan ci propone un esempio a tale proposito: “Perché tutti parlano di omofobia? In Russia non abbiamo nessuna paura degli omosessuali. È solo un naturale disgusto nei confronti della perversione e un desiderio di proteggere i nostri figli da questa cosa“. Ovviamente opinioni simili sui gay sono state veicolate in dosi massive, sui canali opportuni, nel momento in cui è stata varata la legge anti-gay da Putin.

Non mancano anche i commenti inerenti alla politica internazionale. Costruire un’identità negativa di un paese considerato ostile, come gli Stati Uniti, è uno dei compiti più gettonati dalle fabbriche di commenti.

Se alla propaganda politica si aggiungono poi tutti i contenuti imposti dai grandi network e dalle multinazionali, si comprende facilmente che l’utente internet corre continuamente il rischio di trovarsi in uno stato di libertà vigilata. Ovviamente ciò non è problema solo della Russia, in forme più “raffinate”, continui tentativi di orientare il consenso in rete avvengono anche nelle democrazie occidentali.