Tensioni con la Libia: gli Usa spostano 200 marines a Sigonella

E l’Italia è sempre più una base delle forze armate statunitensi

di guido

Il blitz che ha portato due giorni fa all’arresto in Libia di Anas al-Liby, membro di spicco di Al Qaeda e responsabile dei sanguinosi attentati alle ambasciate Usa in Kenya e Tanzania del 1998, ha causato una crisi diplomatica tra gli Stati Uniti e le autorità libiche, che non erano state informate dell’azione sul proprio territorio. Crisi diplomatica che rischia di diventare qualcosa di peggio, tanto è vero che come misura cautelativa il Pentagono ha deciso di inviare nella base militare di Sigonella, in Sicilia, altri 200 marines, precedentemente dislocati in Spagna.

La decisione sarebbe collegata a “potenziali minacce” alla sicurezza della missione diplomatica americana in Libia, già duramente colpita un anno fa quando a Bengasi fu ucciso l’ambasciatore Stevens. Una misura cautelativa che però la dice lunga su quanto può degenerare quello che al momento è un semplice screzio, con il governo di Tripoli che ha protestato per non essere stato informato del blitz e ha convocato l’ambasciatore Usa.

La vicenda poi, dal nostro punto di vista, riporta l’attenzione sulla quantità e sul peso specifico delle basi statunitense sul territorio italiano. Pochi giorni fa il sito Salon.com ha pubblicato un’inchiesta significativamente intitolata: “Il Pentagono sta trasformando l’Italia in una base militare”. Questi alcuni numeri: la percentuale di militari Usa dislocati in Italia è passata dal 5% al 15% dal 1991 a oggi, e da noi sono rimasti grossomodo lo stesso numero di soldati rispetto al periodo della Guerra Fredda, mentre in tutto il resto d’Europa si è avuto un calo notevole.

Nel mondo, l’Italia è il quinto paese per numero di basi americane (59) superato solo da Germania, Giappone, Afghanistan e Corea del Sud. Ovviamente la dicitura ufficiale di queste strutture è quella di “basi NATO”, ma di fatto sono basi con personale militare e non quasi interamente americano, comprensivo anche delle famiglie dei soldati dislocati.