Doping, Wada: Reedie nuovo presidente. Approvato il codice 2015 con pene più severe

La nuova versione del codice entrerà in vigore nel 2015: sospensioni di quattro anni per chi non rispetta le regole.

Durante la conferenza mondiale sul doping che è in corso dal 12 novembre e si chiude oggi a Johannesburg è stato eletto per acclamazione il nuovo presidente della Wada, colui che prenderà il posto dell’australiano John Fahey che ha il mandato in scadenza a fine anno.
Il nuovo numero uno dell’Agenzia Mondiale Antidoping sarà il britannico 72enne Craig Reedie, che attualmente è uno dei vice presidenti del Cio, il Comitato Olimpico Internazionale.

Intanto Fahey ha annunciato che il Consiglio della Wada ha approvato all’unanimità il nuovo codice antidoping che entrerà in vigore nel 2015 e che giunge ora alla sua terza versione. La prima è quella del 2004, che prevedeva due anni di squalifica per l’atleta che veniva trovato positivo al doping per la prima volta e la squalifica a vita in caso di recidiva. In quel caso sia che la positività fosse alla cannabis sia che fosse all’Epo le pene erano le stesse. Di recente, invece, la soglia di positività alla marijuana è stata notevolmente alzata (fino a 150 nanogrammi e non più 15) perché è ormai provato che questa sostanza non migliora, anzi spesso peggiora, le prestazioni degli atleti.

La prima revisione è avvenuta nel 2009, quando sono state inserite le circostanze aggravanti e le attenuanti, mentre la nuova versione 2015 prevede squalifiche non più di due, ma di ben quattro anni per gli atleti che risultano positivi al doping per la prima volta, a meno che non siano in grado di provare la “non intenzionalità” ad assumere le sostanze dopanti. La Wada potrà indagare per conto proprio anche sulle persone che fanno parte dell’entourage di un atleta, quindi gli allenatori e i medici che spesso sono i primi responsabili dei casi di doping.

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