Le primarie nel Pdl per fermare Alfano?

Raffaele Fitto si candida contro il segretario. Per evitare che invece di rinascere Forza Italia rinasca la Democrazia Cristiana.

Nel Popolo della Libertà regna la confusione. Il suo leader e/o padre nobile è uscito sconfitto dal suo delfino e si appresta a subire la decadenza da senatore, i falchi che avevano preso in mano il partito si ritrovano con la coda tra le gambe, la crisi di governo che doveva dare il lancio alla nuova campagna elettorale è stata stoppata sul nascere e i sondaggi non danno segnali positivi. In tutto questo, pure la rinascita di Forza Italia sembra essere tornata in discussione.

Come già era successo dopo le dimissioni da primo ministro di Silvio Berlusconi, e il suo ventilato ritiro dalla politica, anche questa volta a un periodo di crisi corrisponde una speranza di trovare il rimedio nelle fantomatiche primarie del Pdl. Invocate da molti in vista delle elezioni 2013, finirono nel nulla con il ritorno del Cavaliere, che spazzò via tutto. Ora il copione sembra ripetersi, anche se la ragione dietro la richiesta di primarie in salsa Pdl-Forza Italia è un’altra: mobilitare l’elettorato più passionale per evitare che Angelino Alfano si prenda in mano tutto il partito trasformandolo in una nuova Dc.

A differenza della scorsa volta, infatti, non è l’ex delfino di Berlusconi a spingere per le primarie (ma non è detto che non gli vadano bene), bensì un altro giovane che si sente da un pezzo in rampa di lancio e pensa che per lui – uscito abbastanza indenne dalla batosta che ha invece travolto Brunetta, Santanché e Verdini – sia giunto il momento di diventare il frontman dell’ala dura: Raffaele Fitto. 44 anni, ex governatore della Puglia, non è riuscito a conquistare il congresso per il niet di Berlusconi – che pare intenzionato a metterci la faccia pur di evitare la spaccatura del partito – ma non per questo si è dato per vinto.

E in effetti i congressi, soprattutto in un partito che è ben poco avvezzo a questo formule da prima repubblica, necessitano di molto tempo per essere preparati. Ora che sia pronto, è il rischio, le elezioni si sono già fatte. E allora perché non puntare sulla forma “fast” di congresso che di fatto possono essere le primarie? Così facendo le varie anime del partito potrebbero presentare il loro campione e decidere via elettorato gli equilibri interni.

In tutto questo bisogna però prima capire se Berlusconi è d’accordo (al momento ha fatto sapere di non volersi ricandidare, e forse anche volendo non potrà causa interdizione, ma è difficile fidarsi del Cavaliere è delle sue continue giravolte) e poi vedere se Alfano accetterà la sfida. Se così fosse, potrebbe davvero essere l’inizio di una nuova stagione del Pdl. Ma visto quanto successo in passato, si tratta di un “se” grande come una casa.