Tre telefonate impedirono l’elezione di Prodi a Presidente della Repubblica

Sandra Zampa ricostruisce la vicenda della mancata elezione al Quirinale di Prodi. D’Alema, Rodotà, Monti e 101 franchi tiratori affossarono il professore

E’della scorsa settimana l’intervista rilasciata da Romano Prodi ad Alan Friedman su il Corriere della Sera. Ivi il professore attribuiva la maggiore responsabilità della sua mancata elezione a Presidente della Repubblica a Massimo D’Alema. Oggi è possibile ricomporre un quadro più completo di quanto accadde quel 19 aprile. La cronaca delle 72 ore (infinite per Bersani), che portarono al sabotaggio dell’ex leader dell’Ulivo, sono ricostruite con dovizia di particolari nell’instant book: I tre giorni che sconvolsero il Pd, di Sandra Zampa.

La Stampa ha anticipato alcuni brani del libro, in uscita mercoledì, dell’ex portavoce di Prodi. Secondo Zampa, ci furono tre telefonate che affossarono la candidatura di Prodi.
Il primo ad essere contattato dal professore fu D’Alema. La risposta del leader Maximo, su una possibile candidatura dell’ex presidente della Commissione Europea, fu quella di un rifiuto tecnico: “Benissimo, tuttavia queste decisioni così importanti dovrebbero essere prese coinvolgendo i massimi dirigenti”. Tradotto dal dalemese: Non ti appoggio, voglio provarci io.

La seconda telefonata fu quella a Mario Monti, ancora Presidente del Consiglio in carica. Scrive Zampa:”Da un esponente di Scelta civica raccolgo l’informazione che da parte di Monti ci sarebbe stata la disponibilità a votare Prodi se fossero state date garanzie sul reincarico a Monti stesso“. Prodi ovviamente non poteva prendersi un impegno del genere e lasciò cadere l’ipotesi di scambio.

Ultimo ad essere contattato fu Stefano Rodotà, candidato del Movimento 5 Stelle. Questo fa intendere a Prodi che non si ritirerà dalla corsa al Quirinale, a meno che non siano gli stessi pentastellati a chiedergli di fare un passo indietro. Secondo Zampa, Rodotà si espresse a telefono nel seguente modo: “Per parte mia non sarò d’ostacolo qualora il Movimento Cinque Stelle voglia prendere in considerazione soluzioni diverse“. Tale presa di posizione dell’ex garante della privacy lasciò di stucco anche Beppe Grillo. Il leader del M5s pensava che Rodotà si sarebbe ritirato in nome della sua antica amicizia con Prodi.

Zampa, infine, si sofferma sul tradimento dei 101. A suo avviso, le motivazioni che spinsero al boicottaggio sul nome di Prodi furono molteplici e riconducibili a varie fazioni dem.
Innanzitutto c’era il fronte dei fedelissimi al leader Maximo D’Alema. Questi pensavano che fosse possibile farlo eleggere alla Presidenza della Repubblica, al posto di Prodi, certi dell’appoggio del Pdl. Poi c’erano i centristi che volevano vendicare Marini per la mancata elezione. Infine c’erano quelli che volevano far pagare a Bersani le primarie dei parlamentari, con il conseguente rinnovo di parte della classe dirigente, e colpire Renzi per l’appoggio a Prodi.

Affiorano dal racconto di Zampa anche dei particolari che definire penosi è poco. Secondo l’ex portavoce del professore, alcuni parlamentari democratici pur di aggirare l’accusa di tradimento prepararono “prove a discolpa” ad hoc. Basti ricordare, a tale proposito, “la sceneggiata” di Beppe Fioroni, che esibì la foto della sua scheda senza che nessuno glielo avesse chiesto.

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