Berlusconi decaduto, la facciata di Alfano: «Accanimento»

Angelino Alfano, vicepremier, si schiera – a parole e fuori dal Parlamento – con Silvio Berlusconi

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Dopo il voto della giunta che ha decretato la decadenza da Senatore di Silvio Berlusconi (la questione dovrà essere ratificata dal Senato, ma dopo il trionfo della rifondazione democristiana non si vede come possa andare altrimenti), Angelino Alfano tuona per difendere il Cavaliere (che ieri si è difeso con i toni consueti e ha pure scritto una mail (automatica, per carità) a tutti gli iscritti a ForzaSilvio. I toni sono simili a quelli del finale del Caimano, che ieri, intelligentemente, Mentana ha voluto su La7).

Ecco l’arringa del segretario politico del Pdl, in una nota.

«Siamo sempre stati e continueremo a essere dalla parte del nostro presidente Silvio Berlusconi, perchè siamo fermamente convinti che, applicando le regole e le leggi, il cittadino e il senatore Silvio Berlusconi abbia ancora il pieno diritto di difendere le proprie ragioni in ogni sede possible. La risposta della Giunta è un’accelerazione anomala nelle procedure e nella tempistica e svela un accanimento che nulla ha a che vedere con la giustizia e l’applicazione delle leggi».

Ma il vicepremier non si ferma qui:

«Svela anche l’ansioso tentativo di eliminare il nemico politico che chiedeva legittimamente una verifica sulla retroattivà di una norma in merito alla quale giuristi senza appartenenza di bandiera avevano sollevato dubbi. Berlusconi rappresenta oltre dieci milioni di italiani: confidiamo che l’Aula del Senato garantisca la loro rappresentanza, risanando questa gravissima lesione alla democrazia e al buon senso».

Questa nota è stata scritta dalla stessa persona che mercoledì si dava il cinque con Enrico Letta. Che sfoggiava un sorriso solare – dopo un attimo di smarrimento al pensiero che non fosse finita – quando Berlusconi, con una retromarcia improvvisa, annunciava il voto di fiducia per il governo sancendo de facto la vittoria politica della strana coppia di vedroidi (Letta e Alfano, uniti per sempre dal governo e dal think tank).

Questa nota è stata scritta dalla stessa persona che ha fermato il disegno berlusconiano di ribaltare il tavolo, contribuendo alla sconfitta del Cavaliere in aula e rendendo pressoché pleonastico il voto di ieri in Giunta.

Questa nota è stata scritta da colui che – dopo anni passati a scalpitare – ha spalancato le porte alla rovinosa caduta di Silvio, rendendone la decadenza un fatto marginale.

Adesso, per salvar la facciata (ma non la faccia), Alfano si schiera, a parole e con una nota che vale quanto tutti i fiumi di inchiostro e bit spesi sulla questione – meno di niente –, con il Cav. Auspica addirittura che il Senato ribalti il senso dell’unica decisione possibile della giunta. Spera che si faccia giustizia, che si ripristini la democrazia. Lo fa perché sa che il Senato voterà in linea con il voto di fiducia, e che deve resistere altri venti giorni al massimo. Poi sarà finita, e potrà prendersi il partito, o almeno combattere la guerra di successione. Tutto questo val bene una nota scritta.

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