Irlanda: oggi il voto popolare per abolire il Senato

Domani il voto di un ‘istituzione che ha poco potere decisionale e che non viene eletta dal popolo. Il 62 per cento degli irlandesi voteranno per l’abolizione.

Un referendum per abolire il Senato irlandese. Ecco un’altra conseguenza della crisi economica: diventando un Paese monocamerale, infatti, l’Irlanda risparmierebbe venti milioni all’euro circa. A quanto pare, il risultato della consultazione popolare non pare essere in dubbio: il 62 per cento dei cittadini si è detto infatti d’accordo con l’abolizione del Seanad.

I senatori non vengono eletti direttamente dai cittadini e hanno anche poco potere decisionale. Di più: i cittadini spesso lo additano come casa di riposo per i parlamentari cacciati dalla Camera. “E’ un luogo farcito con i compari inutili dei potenti”, tra le frasi più carine rivolte all’istituzione. “Uno spreco scandaloso e antidemocratico di denaro pubblico”. E ancora: “Un peso inutile”. Che ci sta a fare ancora, vi chiederete voi?

E’ sancito dalla Costituzione; di qui, l’obbligo di un referendum per toglierlo di mezzo. I senatori non hanno protestato più di tanto all’idea di perdere lo scranno. Anche perché riceveranno una lauta pensione. I contrari all’idea di diventare un Paese monocamerale sono quelli che hanno paura che l’Irlanda possa indebolirsi e che l’isola possa finire assoggettata sotto un’unica bandiera. Ma sono la minoranza, almeno nelle intenzioni.

Il premier Enda Kenny, leader del Fine Gael, il partito dei conservatori cristiani, pensava da anni a questa mossa. Quando è arrivata al governo, nel 2011, ha fatto scattare le riforme per snellire l’apparato pubblico. Oggi il voto sul Senato, la mossa più ardita di Enda Kenny. Sono 60 i parlamentari che andranno casa. E che rinunceranno a 60 mila l’euro l’anno. Ma il premier ha in mente anche di tagliare i parlamentari eletti dal popolo: da 166 a 158. Austerity, perché no?