Pdl: parte la guerra di successione a Berlusconi

Dopo la sconfitta del Cavaliere, nel partito inizia il riposizionamento. Chi sarà il nuovo leader? Molto dipende dalla nascita di Forza Italia: i berlusconiani rimarranno uniti o si divideranno? Alfano e Formigoni in pole position.

di andreas

Per il momento la scissione del Pdl sembra essersi fermata, sia per quanto riguarda il gruppo al Senato, sia per quanto riguarda il partito vero e proprio. Quello che però non può fermarsi sembra essere il declino della figura di Silvio Berlusconi, che con la sconfitta subita ieri (alle quali si aggiungono decadenza e interdizioni varie) sembra aver intrapreso il viale del tramonto. E così, i vari pezzi grossi del Pdl-Forza Italia iniziano a guardarsi storto (ancora più di quanto già non facciano) e a iniziare le grandi manovre per una successione che, rimandata più e più volte, sembra ormai un passaggio obbligato. Ecco dieci nomi, tra falchi e colombe, di possibili successori.

Angelino Alfano

Crisi governo - Angelino Alfano

È il grande vincitore di ieri. L’ex delfino del Cavaliere non solo ha trovato il quid, ma è riuscito là dove tutti avevano fallito, sconfiggere tatticamente Silvio Berlusconi, mettere in riga i vari falchi e costringere il Cavaliere a una clamorosa retromarcia per evitare il disastro. Al momento il vicepremier e ministro degli Interni ha il vento in poppa. Va detto, però, che aveva il vento in poppa anche Gianfranco Fini dopo la rottura col Cavaliere. Che cosa cambia? Un po’ di cose: prima di tutto Alfano la sfida sulla fiducia l’ha vinta dove Fini l’aveva persa; secondo, proprio gli errori di Fini possono aiutare il segretario del Pdl a non commetterli nuovamente.

Adesso per Alfano la strada è obbligata: mettere in minoranza i falchi della nuova Forza Italia e prendere saldamente in mano il Pdl. Se Santanché, Verdini & co. vorranno proseguire nel progetto del nuovo partito, saranno loro la minoranza costretta a fare la scissione. Il rischio più alto è invece quello di seguire tutto il gruppo nella nuova Forza Italia, dando così il tempo ai nemici di muoversi nel loro ambiente e trovando il modo di cambiare nuovamente gli equilibri di potere.

Roberto Formigoni

Roberto Formigoni, il celeste, è tornato. Scomparso dalle cronache politiche dopo le dimissioni da governatore della Lombardia, Formigoni era approdato in Senato, da dove raramente ha fatto sentire la sua voce. Silente e invisibile, il celeste evidentemente aspettava il momento della rivincita; il momento in cui la corrente ciellina del Pdl avrebbe nuovamente avuto modo di far sentire la sua voce contro i falchi della nuova Forza Italia.

Il momento è giunto durante la crisi di governo: i cattolici e/o appartenenti a Cl (Alfano, Sacconi, Lupi, Giovanardi) si sono ribellati e così anche Formigoni ha trovato il modo di ritornare, con sorpresa di molti, protagonista dei collegamenti tv. Dai quali ha dato per primo la notizia che un nuovo gruppo parlamentare si stava formando. Per il momento, dopo la retromarcia di Berlusconi, il nuovo gruppo è congelato, ma è evidente come il celeste abbia ripreso in mano i suoi sogni di gloria.

Marina Berlusconi

Il nome della figlia prediletta di Silvio Berlusconi va e viene una settimana dopo e l’altra. Smentite e ritorni che hanno fatto capire come questo sia il piano B. per eccellenza, desiderato dal Cavaliere, ma sul quale la presidente di Mondadori ha più di un dubbio. Soprattutto adesso – ma questo vale per tutti, in attesa che si capisca quale sarà la prossima configurazione del/dei partito/i – non sembra essere il momento migliore per lanciare una candidatura berlusconiana al 100%. Ma in politica il vento gira in poco tempo. E se la pacificazione nel partito dovesse passare da un addio alla politica del Cavaliere e i falchi riprendessero un po’ in mano la situazione, non è detto che la nuova Forza Italia non sarà di nuovo a guida Berlusconi. Marina.

Lei, dalla sua parte, ha l’appoggio di buona parte delle amazzoni, pitonesse e insomma tutte le donne berlusconiane al 100%, che sembrano dare un valore immenso al fatto che Forza Italia resti una questione di famiglia. Neppure l’abitudine al comando manca a Marina Berlusconi, quello che non si sa è se possiede lo stesso carisma del padre e, soprattutto, se alla fine cederà e deciderà di gettarsi nella mischia.

Daniela Santanché

È un periodaccio per Daniela Santanché, che si è trovata dall’essere una leader della nuova Forza Italia a essere sconfitta su tutta la linea dal suo nemico numero uno: Angelino Alfano. Ma questo di sicuro non fermerà la pitonessa, abituata ad affrontare mille mutazioni e a passare da An, a La Destra, al Pdl, a Forza Italia. Sempre urlando, sempre incendiando gli animi e sempre riducendo la politica a una questione di vita o morte di Silvio Berlusconi.

È lei una delle artefici principali della nuova Forza Italia, è lei che ha preso il megafono più e più volte davanti al Palazzo di Giustizia ed è lei, infine, che vuole che il nuovo partito sia solo una propaggine del Cavaliere. D’altra parte, anche quando si parlava di successione prima, un paio d’anni, e poi delle primarie del Pdl, Daniela Santanchè era sempre in prima fila a invocare il ritorno del Cavaliere. Quando il ritorno si è avverato, l’ha seguito passo passo, consigliando sempre le strategie più radicali. Una linea che ieri è stata brutalmente sconfitta da Alfano, ma non è detto che la ruota della fortuna non compia un altro giro.

Barbara Berlusconi

Barbara Berlusconi è “l’altra” figlia del Cavaliere. Primogenita nel matrimonio con Veronica Lauro e ben più giovane di Marina essendo una classe ‘84. Il suo ingresso in politica sarebbe una scelta decisamente originale visto che – a differenza di Marina e Piersilvio – Barbara non è mai stata così presa dalle questioni riguardanti papà tra politica e giustizia. Le cose però sono cambiate nell’ultimo periodo, in cui Barbara ha rilasciato numerose interviste a difesa del padre, entrando anche su argomenti strettamente politici (per esempio criticando le mosse del Pd).

Tutto ciò ha fatto sì che iniziasse a girare la voce che, dopo il rifiuto di Marina, il Cavaliere stesse puntando tutto su di lei. Poi è arrivata l’inevitabile smentita: “La politica non è il mio orizzonte. Ci sono molte persone che fanno politica, tanti giovani capaci che intendono occuparsene. Io confido in loro”. Sarà, ma dopo la decadenza e l’interdizione del padre, e sempre che il progetto Forza Italia vada in porto, ci vuole un Berlusconi che presti il suo cognome in modo da inserirlo nel simbolo.

Renato Bruntta

Ennesimo falco di questa lista di possibili successori, Renato Brunetta è uno di quelli che è sempre rimasto sulla cresta di Forza Italia/Pdl. Tanto da riuscire a farsi eleggere capogruppo alla Camera, ruolo di solito riservato a voci moderate, nonostante il temperamento non proprio tranquillo. Nella vicenda della crisi di governo ha svolto un ruolo di mediatore: che sia un berlusconiano doc è cosa certa, così com’è certo che non appartenga a quella schiera di cattolici attorno a cui sta nascendo il gruppo alfaniano; d’altra parte non è nemmeno uno di quelli che vede nel Cavaliere una figura da idolatrare, tant’è che aveva criticato la possibile discesa in campo di Marina Berlusconi affermando come a lui non piacessero “le dinastie monarchiche”.

E quindi, quale futuro per Brunetta? Proprio il suo ruolo di cerniera, di “falco ragionevole” potrebbe tornare estremamente utile in questa fase complicata. Se, come sembra, i tentativi del Cavaliere sono volti a cercare di tenere unito il partito l’ex ministro potrebbe ritagliarsi un ruolo di primo piano. E da lì, chissà, puntare a una leadership che possa tenere insieme i pezzi di un partito allo sbando.

Denis Verdini

Denis Verdini, nelle ultime ore prima del voto di fiducia di ieri, è stato uno dei più vicini a Silvio Berlusconi, che, si racconta, ha provato fino all’ultimo a convincere a non appoggiare Letta (“Alfano ha tutti i ministri e ha pure i voti che gli servono, che cosa votiamo con lui a fare?”). Missione fallita, l’obiettivo del Cavaliere di provare a tenere unito il partito ha avuto la meglio su ogni altro ragionamento. Ma per Verdini non può certo essere finita così: l’uomo incaricato di gestire le faccende più delicate (per non usare altri aggettivi) per conto di Berlusconi (il suo nome è pesantemente in ballo nella questione della compravendita dei senatori) è da molto tempo nella cerchia più stretta del Cavaliere.

Certo, dopo la sconfitta di ieri per lui la situazione si è fatto più delicata e ormai il suo nome è completamente associato a quello di Daniela Santanchè. Per lui una vittoria sarebbe arrivare alla spaccatura tra Pdl e Forza Italia, in modo da avere potere pressoché incontrastato in quest’ultima. Non è tipo che può sognare la leadership di un movimento importante, ma il suo ruolo di “consigliere del re” vuole sicuramente tenerselo stretto.

Mara Carfagna

Se le donne del Pdl che potrebbero puntare alla successione fanno Berlusconi di nome o sono indissolubilmente tra le fila dei falchi, un cambio di rotta del partito potrebbe aprire uno spiraglio per Mara Carfagna. Non che sia particolarmente amata tra i cattolici del partito, ma in un’ottica di successione a Berlusconi che tenga unito il Pdl e Forza Italia, una donna con alle spalle ormai una lunga carriera politica e che gode di un certo apprezzamento bipartisan potrebbe tornare utile.

Per lei sarebbe la prova del fuoco, la dimostrazione che la sua vita nel partito non è stata determinata solo dall’aspetto esteriore. Per il momento il suo ruolo è decisamente in seconda linea, ma nel riposizionamento che sta avvenendo nel Pdl può succedere di tutto.

Gianfranco Rotondi

Che Gianfranco Rotondi possa prendere le redini del partito non lo crede nessuno, tranne lui stesso. Nelle scorse settimane ha più volte rilanciato la sua candidatura a premier: “Ho scritto a Berlusconi che sono pronto a sfidare Renzi perché anche il centrodestra e’capace di sfide appassionatamente politiche”. Insomma, Rotondi vuole candidarsi a premier e di conseguenza a leader del Pdl.

Missione impossibile? Sembrerebbe proprio di sì, non si capisce chi potrebbe seguirlo. E se anche si facessero delle primarie, non occorrono i sondaggi per capire che l’ex ministro non avrebbe poi questo grande seguito.

Michaela Biancofiore

Michaela Biancofiore con Silvio Berlusconi

Michaela Biancofiore è l’amazzone. Berlusconiana sfegatata. Che decida di seguire il Cavaliere qualunque cosa abbia in mente dopo la sconfitta di ieri è fuori discussione. Che possa invece prendere le redini del partito è un’altra questione. Dalla sua ha sicuramente una certa verve battagliera, e nel caso Forza Italia nasca come propaggine radicale del Pdl potrebbe anche avere qualche chance da giocarsi.

Il suo limite più grande è però un altro, essere una sorta di Daniela Santanché in piccolo. Se per il futuro Berlusconi punterà sull’ala più estrema per la guida di Forza Italia, e se proverà a lanciare come leader una donna, allora è più facile immaginare che un ruolo del genere possa andare alla pitonessa. Per riuscire nell’impresa, l’amazzone deve riuscire a ritagliarsi un ruolo un po’ diverso.

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