Federazione – Meritocrazia, programmazione, chiarezza: queste sconosciute

Finito il Consiglio Federale restano molti i dubbi e gli interrogativi nel rileggere i comunicati stampa usciti alla fine delle due giornate di Parma. Avremo tempo di analizzare ogni punto, cercare le note positive uscite dal consiglio e valutare attentamente le ricadute delle scelte sul futuro del movimento rugbistico italiano. Sicuramente delle scelte buone ci

Finito il Consiglio Federale restano molti i dubbi e gli interrogativi nel rileggere i comunicati stampa usciti alla fine delle due giornate di Parma. Avremo tempo di analizzare ogni punto, cercare le note positive uscite dal consiglio e valutare attentamente le ricadute delle scelte sul futuro del movimento rugbistico italiano. Sicuramente delle scelte buone ci sono state, su altre vedremo i frutti a breve, ma ci sono anche molti punti che lasciano quantomeno perplessi. Vediamo, nel dettaglio, cosa non ci convince.

Nazionale – Dopo un novembre pessimo e un 6 Nazioni fallimentare ci aspettavamo qualcosa di più di cinque righe stringatissime. Pieno mandato a Mallett. Punto. Non viene analizzato nel dettaglio alcunché, si rimanda tutto alle decisioni che prenderà il coach sudafricano e non si capisce se le sue scelte riguarderanno solo lo staff tecnico, o coinvolgeranno anche la posizione, traballante, di Carlo Checchinato. In definitiva, comunque, viene ridata fiducia a un allenatore che non sembra aver capito il rugby azzurro e che porta a casa tra i 300 e i 450.000 euro l’anno. Un fallimento, una fiducia.

Settore giovanile – Ci si aspettava l’azzeramento dello staff tecnico federale, invece da Parma esce solo una generica commissione che dovrà, con la solita calma, analizzare la situazione e trovare soluzioni per il rugby di base. Alla cui testa viene messo Franco Ascione, il responsabile tecnico federale. Insomma, colui che da ormai dieci anni è nel giro delle nazionali juniores, colui che negli ultimi anni è stato a capo dello staff tecnico deve rivoluzionare lo stesso staff tecnico. Insomma, colui che dovrebbe essere sul banco degli imputati viene promosso e deve trovare la soluzione al problema. Un fallimento, una fiducia.

Super 10 e campionati –
Che il Super 10 fosse fallito lo si era capito da almeno un anno, con le continue fuoriuscite dalla Lega. Che il massimo campionato italiano sarebbe dovuto essere riformato in ottica Celtic League era prevedibile da fine novembre, quando si è iniziato a parlare seriamente di selezioni. Siamo ad aprile, manca poco più di un mese alla fine del campionato, sono passati almeno quattro mesi e, solo ora, si forma una commissione per ripensare i campionati italiani. Il tempismo e la programmazione non sembrano proprio il punto forte di questa Federazione che ha buttato via troppo tempo e che ora dovrà trovare soluzioni in fretta e furia. A capo della commissione? Sempre Ascione, sempre lui.

Giocatori d’interesse nazionale –
Sono uscite le prime due liste di giocatori d’interesse nazionale, da cui dovranno uscire le due selezioni che tra un anno parteciperanno alla Celtic League. Sono liste provvisorie, è vero, ma colpisce l’assenza di alcuni nomi. Simone Favaro, Tommaso Reato, Matteo Pratichetti, Simon Picone, Pietro Travagli, giusto per elencare cinque giocatori che ruotano intorno alla nazionale ormai da tempo, non sono inclusi nelle liste. Perché? Chi ha stilato queste liste? Chi ha inserito Andrea Lo Cicero, trombato d’eccellenza all’ultimo 6 Nazioni, e ha dimenticato il promettente Favaro? Ci mancano i mediani di mischia e Picone, Travagli e Semenzato non sono d’interesse nazionale?

La nazionale è in crisi, il movimento è allo sbando, le giovanili non sfornano giocatori, il campionato è ormai un’entità morta che sopravvive a se stessa, il rugby in Italia rischia di avere un tracollo d’interesse. Sul banco degli imputati sedevano il presidente federale, il coach dell’Italia e lo staff tecnico federale. Franco Ascione, responsabile delle staff tecnico federale, è stato confermato e ha avuto pure una promozione; Nick Mallett, coach azzurro, è stato confermato e ha avuto pieni poteri; Giancarlo Dondi non è stato, e non si è, messo in dubbio. Tre fallimenti, tre fiducie.