Ornella Muti condannata per truffa: “confido sempre nella giustizia”

La Muti condannata a Pordenone per i reati di truffa e induzione al falso. L’attrice: “spero nell’appello, il contratto non era mio nome”

Ornella Muti è stata condannata per truffa e induzione al falso a 8 mesi, con pena sospesa, per uno spettacolo saltato nel 2010 a causa di una malattia. La popolare attrice si dice basita per la sentenza di primo grado emessa dal tribunale di Pordenone tre giorni fa e prova a fornire la sua versione:

“Sono completamente scioccata da questa sentenza, sono stata quasi 5 anni fa in Russia per un evento di beneficenza. All’epoca ho avuto un problema di abbassamento di voce che non mi ha permesso di recitare e mi ero resa disponibile a recuperare lo spettacolo. Io non ho mai preso 25.000 euro di anticipo visto che il contratto non era a mio nome e non ne conoscevo affatto il contenuto. Spero che questo spiacevole inconveniente possa risolversi in appello e confido sempre nella giustizia”

I fatti oggetto dell’inchiesta e del successivo procedimento penale si riferiscono allo spettacolo «L’ebreo» di Gianni Clementi che il 10 dicembre di cinque anni fa si sarebbe dovuto tenere presso il teatro comunale Verdi di Pordenone. Ornella Muti era la protagonista dello spettacolo, non una parte contraente, quindi lo staff dell’attrice non si spiega la condanna. Una sentenza che:

“lascia stupefatti per quanto emerso in sede dibattimentale, dove l’unica prova che potrebbe essere stata raggiunta sembra essere l’innocenza della stessa”.

La Muti è stata considerata non solo imputabile ma anche responsabile dai magistrati. Lei si difende dicendo che era all’oscuro da tutti i termini e i contenuti del contratto:

“tant’è vero che oltre a non conoscerlo non lo ha neanche sottoscritto. E’ evidente come la stessa non ha posto in essere alcuna condotta che possa avere rilevanza penale ne abbia avuto alcun vantaggio economico; la questione deve esser ricondotta nella sua sede naturale quella civilistica con soggetti comunque diversi (la produzione e la distribuzione dello spettacolo ed il teatro)”

si legge ancora nella nota diffusa dalla difesa dell’attrice che quel giorno non aveva potuto tenere lo spettacolo teatrale programmato perché malata, con “laringotracheite acuta e febbre, tosse e raucedine”: oltre a non disporre al meglio della voce se fosse salita sul palco per l’attrice c’era anche un rischio di cronicizzazione.

La patologia attestata da un certificato medico, ritenuto però falso dal tribunale, comunque non aveva impedito alla Muti di recarsi a una cena di beneficenza in Russia alla presenza del presidente Putin. Ma lì l’attrice:

“non doveva prendere parte ad alcuna azione teatrale quanto presenziare per l’Italia ed in favore di bambini malati”

aggiungono dal team difensivo della Muti.

“La professionista scelse di non danneggiare l’immagine di un Teatro italiano astenendosi dal recitare in condizioni afone che avrebbero non soltanto danneggiato se stessa ma reso quanto mai ridicola e goffa un’opera teatrale, al contrario cercò di dare il suo contributo all’immagine del suo Paese sedendosi accanto al signor Putin per scopi umanitari”

dicono i legali dell’attrice che su queste basi prepareranno il ricorso in appello.

© Foto Getty Images – Tutti i diritti riservati