Vittorio Emanuele di Savoia risarcito dall’Italia per ingiusta detenzione

All’erede dei Savoia riconosciuti 40.000 euro di risarcimento per 7 giorni di carcere

di guido

Era il 16 giugno del 2006 quando Vittorio Emanuele di Savoia, figlio dell’ultimo re d’Italia Umberto II, veniva arrestato sul lago di Como su richiesta del Pm Henry John Woodcock e per ordine del Gip di Potenza Alberto Iannuzzi, con una strabiliante varietà di accuse: associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al falso, associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione nell’ambito di un’indagine legata al casinò di Campione d’Italia, più altri illeciti. Con lui vengono inquisite e arrestate diverse persone, con le stesse accuse. L’erede dei Savoia viene condotto in carcere a Potenza, dove trascorre una settimana dietro le sbarre fino al 23 giugno, quando in seguito a parziali ammissioni viene messo ai domiciliari.

Nei mesi successivi vennero annullati anche i domiciliari, e poi l’inchiesta da Potenza cominciò a dividersi in mille rivoli tra varie Procure d’Italia a seconda dei numerosi fatti contestati, ma alla fine praticamente tutti i filoni terminarono con lo stesso risultato: l’archiviazione. Si è cominciato nel 2007 da Como, con l’archiviazione dell’inchiesta inizialmente aperta a Potenza, e poi si è proseguito con Roma nel 2010. Nel frattempo, nel 2008, Woodcock aveva aperto una nuova inchiesta contro Vittorio Emanuele, stavolta per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione ed al falso contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica ed il patrimonio, ma anche qui si è arrivati a un’assoluzione con formula piena nel 2010.

Vittorio Emanuele ha però chiesto allo Stato italiano il risarcimento per quei sette giorni dietro le sbarre, e come riporta oggi Il Giornale (condendo il tutto con svariati improperi contro il pm Woodcock) qualche mese fa, con grande discrezione, il Ministero dell’Economia ha staccato un assegno all’erede Savoia come risarcimento per ingiusta detenzione. Dopo una battaglia giudiziaria condotta per conto del Savoia dall’avvocato Francesco Murgia e terminata con la vittoria in Corte d’Appello a Roma, lo Stato italiano ha dovuto risarcire Vittorio Emanuele di circa 40.000 euro per ingiusta detenzione, con riferimento ai sette giorni di carcerazione, in pratica poco meno di 6000 euro al giorno, anche se ovviamente il risarcimento tiene conto anche “per il disastro d’immagine e per l’imbarazzante espulsione da alcuni circoli esclusivi”, spiega il legale.

Vittorio Emanuele non è comunque l’unico a essere risarcito per il “flop” di quell’inchiesta. Pochi mesi fa, a dicembre, l’ispettore di polizia Vincenzo Puliafito si è visto riconoscere un risarcimento di 143.000 euro per le spese di difesa, dopo essere stato assolto dall’accusa di aver intascato dallo stesso Vittorio Emanuele una mazzetta di 1000 euro per non controllare l’auto su cui il principe trasportava un fucile di caccia. Ne è seguita un’odissea giudiziaria di 5 anni in cui l’ispettore è stato scagionato completamente dall’accusa.