Rugby 1823 sbarca in Francia: Intervista a me medesimo

Questo 6 Nazioni, per quanto negativo sotto tutti i punti di vista sportivi, ha regalato a Rugby 1823 e al sottoscritto molte soddisfazioni. Il numero di contatti unici al blog è salito vertiginosamente, la quantità e la qualità dei commenti (e quindi dei lettori) è veramente ottima e, devo ammetterlo, Rugby 1823 si sta ritagliando

Questo 6 Nazioni, per quanto negativo sotto tutti i punti di vista sportivi, ha regalato a Rugby 1823 e al sottoscritto molte soddisfazioni. Il numero di contatti unici al blog è salito vertiginosamente, la quantità e la qualità dei commenti (e quindi dei lettori) è veramente ottima e, devo ammetterlo, Rugby 1823 si sta ritagliando il suo piccolo spazio nella comunicazione ovale. A suggellare questo "successo" sabato 21 marzo è apparso un articolo riguardante il rugby italiano sulle pagine del quotidiano francese SudOuest. La collega Jessica Agache, tra gli altri, ha deciso di intervistare anche me, in qualità (sic!) di esperto ovale. Qui a fianco potete trovare l'articolo originale (nel box rosso), mentre qui sotto vi propongo la traduzione.

Il rugby, anche se oggi l'Italia concluderà il suo decimo torneo, resta ancora poco conosciuto nel Paese del calcio. Non è facile essere un fan del rugby nel paese del calcio. Duccio Fumero, uno dei rari blogger che parla della palla ovale, racconta: «un giorno avevo seguito in un pub di Milano una partita Italia-Francia. C’erano i due proprietari del locale, due amici e io. Nessun altro!» Questo perché in Italia, con solo 77mila giocatori contro i 360mila in Francia, il rugby, praticato soprattutto nel nord-est, è ancora l’ultimo della classe.
«È uno sport riservato a pochi, che passa dopo il calcio, il basket e il volley», osserva un giornalista sportivo francese che vive a Roma. «Il passaparola ha comunque preso piede dopo l’entrata nel torneo delle VI Nazioni nel 2000. Ciò che piace è la mentalità, agli antipodi del calcio: si rispetta l’arbitro, ci si riunisce nelle tribune. Il rugby ha un’immagine più che positiva e affascinante. Talmente affascinante che in dicembre dei giocatori della nazionale hanno posato indossando boxer per Dolce e Gabbana, attirando decisamente gli sguardi. Ma anche lì si trattava soltanto della Squadra nazionale.»
«Il problema è il nostro campionato, più che modesto», sottolinea Andrea Buongiovanni della ‘Gazzetta dello Sport.’ «Nessuno lo segue. Noi parliamo soltanto della nazionale. Ora, la federazione pensa di creare due selezioni per integrare la Celtic League, il che dovrebbe essere molto positivo, in quanto consentirà di alzare il livello del gioco, di avere più partite, più pubblico. Ma, ecco, affinché il rugby diventi più popolare, occorrerà tempo e.. risultati!»
Collezionatrice di cucchiai di legno, la squadra italiana rischia in effetti di scoraggiare i suoi nuovi tifosi. «Da noi non esiste la cultura sportiva, si segue sempre quelli che vincono», ammette Duccio Fumero. «Molti non comprendono perché io sostenga una squadra che perde sempre. D’altronde, questo sabato, la Francia dovrebbe vincere senza problemi».