Camorra, morto l’ex boss e pentito Carmine Schiavone

Schiavone diventò collaboratore di giustizia negli anni ’90 e fornì informazioni preziose sull’attività del clan camorristico del Casalesi.

Carmine Schiavone, l’ex boss dei Casalesi ed ex collaboratore di Giustizia, è deceduto questa notte all’ospedale di Belcolle di Viterbo, dove si trovava ricoverato da qualche giorno a causa di una caduta nella sua residenza in provincia di Viterbo.

Schiavone era stato sottoposto a un intervento chirurgico nella struttura e doveva essere dimesso a breve. Un improvviso arresto cardiaco, però, l’ha ucciso in nottata.

L’inizio della collaborazione di Schiavone con la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli risale al 1993, quando entrò nel programma di protezione per i pentiti e cominciò a rivelare le preziose informazioni acquisite nel corso degli anni quando ricoprì il ruolo amministratore e consigliere del clan dei Casalesi, responsabili di alcuni dei fatti più tragici della storia italiana.

Schiavone continuò a collaborare con la Giustizia almeno fino al 2010. Nel luglio di due anni fa aveva finito di scontare la reclusione domiciliare e aveva così deciso di lasciare il programma di protezione, restando comunque a vivere in una località protetta nel Viterbese.

Negli ultimi mesi fecero molto scalpore le interviste che l’uomo, classe 1943, aveva deciso di rilasciare a destra e manca, non ultima quella concessa al programma televisivo di Italia 1 Le Iene, una lunga confessione in cui Schiavone, confermando quanto già raccontato ai magistrati nel corso dell’ultimo ventennio, ammise candidamente di aver ucciso almeno 70 persone e di aver ordinato oltre 500 omicidi.

Noi eravamo interni allo Stato, spostavamo i voti, facevamo votare la Democrazia Cristiana. Spostavamo centoventimila voti nella sola provincia di Caserta. Sceglievamo il sindaco, l’assessore.

Parlò pubblicamente anche della Terra Dei Fuochi, spiegando come dal Nord arrivassero continuamente camion di rifiuti tossici che venivano scaricati nel Napoletano e interrati dalla Camorra, con tutte le tragiche conseguenze che ora stiamo vivendo.

Nel 2013, intervistato da SkyTg24, ammise che se avesse potuto sarebbe volentieri tornato sui propri passi:

Se potessi tornare indietro non mi pentirei. Sono pentito di essermi pentito e non lo farei più perché le istituzioni ci hanno abbandonato. Quando non sono riusciti ad ammazzarmi materialmente, hanno cercato di distruggermi economicamente, moralmente.

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