Bagheria: ustionati per dare fuoco a un negozio, 2 arresti (VIDEO)

La serranda del negozio venne dato alla fiamme due volte, a luglio e ad agosto scorsi.

Aggiornamento 15:50. I nomi degli arrestati sono Gianluca Califano e Salvatore Benigno, tutti e due di 22 anni.

Ustionati per dare fuoco a un negozio, a scopo di intimidazione. È accaduto a Bagheria (Palermo) dove due giovani sono stati arrestati oggi dai militari dell’Arma della locale stazione.

Ad emettere le ordinanze di custodia cautelare in carcere è stato il gip di Termini Imerese (PA) su richiesta della stessa procura. Gli arrestati ora dovranno rispondere dell’ipotesi di reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Le indagini sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo.

Gli arresti sono stati eseguiti dai carabinieri di Bagheria a conclusione delle indagini partite con il primo incendio della saracinesca di un negozio che vende macchine agricole. La serranda del magazzino venne data alla fiamme due volte, a luglio e ad agosto scorsi, sempre con della benzina usata come combustibile.

Il titolare dell’attività commerciale ai carabinieri aveva poi raccontato che nessuno gli aveva mai chiesto il pizzo. Dall’analisi dei fotogrammi dei sistemi di videosorveglianza e dall’esame dei tabulati telefonici, gli investigatori sono riusciti in ogni caso a risalire ai due presunti responsabili che sarebbero rimasti pure ustionati agli mentre appiccavano il fuoco alla saracinesca.

“Il modus operandi adottato, consistente nell’utilizzo di benzina mediante cui irrorare le saracinesche dell’attività commerciale, per appiccare gli incendi dolosi del negozio, era indice di un’unica strategia, caratterizzata da ferocia ed estrema spregiudicatezza nonché da una profonda conoscenza del territorio, il cui controllo appare efficace e serrate parimenti evidente la matrice di tipo mafioso, con finalità intimidatoria ed estorsiva”

ha spiegato chi indaga.

L’inchiesta non è chiusa, gli inquirenti mirano ora a identificare i mandanti della tentata estorsione: la vittima degli atti intimidatori, sempre secondo le indagini, in verità giorni prima degli incendi era stato avvicinato da un soggetto ritenuto legato al clan mafioso di Bagheria.

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