Crisi di governo: il Pdl si ribella a Berlusconi?

I “diversamente berlusconiani” fanno pressing per convincere il Cavaliere alla retromarcia. Altrimenti, secondo Alfano, una cinquantina di loro sono pronti a sostenere il Letta Bis e a provocare la scissione del partito.

di andreas

La crisi di governo in corso ha portato la temperatura interna al Popolo delle Libertà a un livello talmente alto che già si inizia a parlare di una possibile retromarcia di Silvio Berlusconi per evitare la spaccatura definitiva del suo partito. Difficile a credersi, dal momento che puntare tutto sullo scioglimento anticipato delle camere è l’unico modo per il Cavaliere per provare a rimandare – e se le elezioni anticipate gli dicono bene – evitare la decadenza che sarà votata in giunta questo venerdì.

Ma anche proseguire dritto sulla sua strada comporta un bel rischio, e cioè che le colombe del Pdl – ora riunitesi sotto il tristissimo termine del “diversamente berlusconiani”, che sembra voler indicare una qualche forma di handcap – decidano per la clamorosa rottura. Alfano fa la voce grossa contro Berlusconi? Va detto che più di una volta sono girate voci di questo genere e poi tutti hanno sempre seguito fedelmente il capo; questa volta però ci sono due fattori abbastanza nuovi da prendere in considerazione: uno è che nella nuova Forza Italia non sembra esserci molto spazio per Alfano, Quagliariello a gli altri (anzi, Quagliariello ha già fatto sapere che non vi aderirà), l’altro è che, se la scommessa di Berlusconi si rivelasse perdente, la carriera politica di tutti costoro rischierebbe di andare incontro a una fine precoce.

Di conseguenza tutti i ministri stanno facendo in qualche modo pressing per salvare l’esecutivo. Forse avrebbero potuto pensarci prima di annunciare le loro dimissioni, ma pare che questo sussulto di responsabilità sia arrivato in seguito alla lettura delle mail infuriate dei loro sostenitori. E allora, nell’ordine, Lorenzin si è messa a parlare di una “Forza Italia modello Alba Dorata”; Quagliariello ha lanciato l’idea di una scissione guidata da Alfano (per poi smentirla, ma pazienza); Lupi ha parlato di “due-tre giorni di tempo per salvare l’esecutivo” e De Girolamo media tra berlusconiani doc e diversamente berlusconiani.

L’obiettivo di tutto ciò è tornare indietro prima che sia prima troppo tardi, convincere Berlusconi a fermare la crisi (ma come la si mette con la decadenza?) e mantenere unito il partito. Altrimenti, se si andrà alla rottura, pare che Angelino Alfano sia convinto che ci siano addirittura una cinquantina di pidiellini pronti a tradire il capo e votare la fiducia a un Letta Bis. Di solito Berlusconi riesce sempre a convincere tutti a rientrare nei ranghi. Vedremo se per riuscirci, almeno questa volta, deciderà di fare un passo indietro.

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