Governo addio. Addio Italia? E sotto il maestrale urla e biancheggia il mare

Adesso che la frittata di uova marce è fatta, in molti scoprono che i cosiddetti dirigenti di Pdl-Forza Italia & C (ministri, parlamentari ecc.) sono pecore al comando dell’unico che ha il bastone in mano e sterminati campi d’erba per riempire stomaci voraci: Silvio Berlusconi, buono quando gli conviene, cattivo quando gli conviene.

Letta viene dalla Luna, è deluso dal “gesto folle per motivi personali” come scoprisse solo ora di che pasta è fatto il Cav. di Arcore. Il premier si sfoga avvertendo gli italiani a non abboccare alle bugie del leader della destra: “”Berlusconi per cercare di giustificare il gesto folle e irresponsabile di oggi, tutto finalizzato esclusivamente a coprire le sue vicende personali, tenta di rovesciare la frittata utilizzando l’alibi dell’Iva. La responsabilità dell’aumento dell’Iva è invece proprio di Berlusconi e della sua decisione di far dimettere i propri parlamentari mercoledì, fatto senza precedenti, che priva il Parlamento e la maggioranza della certezza necessaria per
assumere provvedimenti che vanno poi convertiti”. Troppo tardi?

Giornalisti come Indro Montanelli e Enzo Biagi, gente di cinema e di spettacolo come Moretti e Benigni avevano visto bene – e subito! – chi era Berlusconi e quali rischi comportasse per il Paese. Ma la sinistra no, anche qui spaccata in due come una mela, finendo da una parte per demonizzare sic et simpliciter l’uomo, l’imprenditore, il politico ma smantellando le proprie fortezze ideali, politiche, mediatiche, organizzative, e dall’altra parte ammiccando, arrampicandosi con i se e i ma, di fatto berlusconizzandosi a sua volta.

La “fuga” dei parlamentari e dei ministri berlusconiani non c’entra nulla con l’Aventino dei deputati antifascisti di 90 anni perché, come scrive oggi Eugenio Scalfari su Repubblica: “ Loro avevano quella sola risposta possibile contro il regime dittatoriale che aveva calpestato e distrutto la democrazia; questi di oggi hanno la democrazia nel mirino e sperano che con questa trovata possano travolgere lo Stato di diritto che è la base sulla quale la democrazia si fonda”.

Ma anche in questo caso, per litigare bisogna essere in due e l’Italia è al limite dello sfascio a causa di due fallimenti l’uno speculare all’altro, Berlusconi da una parte, la sinistra e il Pd dall’altra.

Oggi si sente tutto il peso della mancanza di un partito riformista e riformatore forte, coerente, adatto ai tempi, invece a terra e povero in tutto, negli ideali, nei programmi, negli uomini, per nulla simili alla miglior tradizione del meglio della Dc e del Pci. Qui c’è un discorso più generale che riguarda la perdita di radici di tutte le culture politiche.

Come non concordare con Peppino Caldarola quando scrive: “ L’Italia è nella ben strana situazione, pressocchè unica, di avere l’intero mondo politico totalmente sradicato da ogni cultura politica, tranne il Presidente della repubblica. Non c’è un leader che abbia una visione, che la raccordi con il passato o una sua parte, con la storia nazionale diremmo, che sappia lanciare sguardi verso il futuro. Non c’è leader che sappia sfidare persino il conformismo, le prudenze, il settarismo del proprio popolo. Pensate se Togliatti avesse ceduto lo scettro ai più facili discorsi di Secchia. Se nella Dc la parte riformatrice e governista avesse subito ceduto il passo al peso invidiabile di una destra, soprattutto clericale, che cercava di impadronirsene e dirottarne il cammino”.

Qui siamo, nel fallimento totale della destra e del fallimento totale della sinistra. Come venirne fuori? Non fra 20 anni pensando di rifare tutto ex novo, come venirne fuori qui e adesso! Il rischio è alto. Dopo 20 anni di Berlusconismo è dietro l’angolo un altro ventennio, quello del grillismo. Dalla padella alla brace.

Primum: evitare lo sfascio, aggrapparsi a un pezzo di legno pur di non affondare. Poi, con una maggioranza leggera e con un governo leggero in grado di fare la nuova legge elettorale e di arginare la speculazione finanziaria internazionale, subito al voto. Gli italiani devono potere decidere del proprio futuro. I rischi sono alti ma altra via non c’è.