Rimpasto governativo? Ecco cos’è

Il rimpasto governativo è un’ipotesi concreta. Ecco come funziona e perché piacerebbe a Gianni Letta e a Giorgio Napolitano.

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Rimpasto. Questa è la parola d’ordine fra i lettiani più convinti e le colombe del Pdl, dopo la dimissione di ieri dei Ministri del partito di Silvio Berlusconi. Ma che cos’è, tecnicamente, il rimpasto governativo?

Facciamoci aiutare dal dizionario giudirico Simone.

Il rimpasto governativo

«consiste nella sostituzione di uno o più Ministri all’interno del Governo, perché costoro non godono più della fiducia del Presidente del Consiglio, o per altre cause (malattia, morte, dimissioni etc.)».

Di fatto, dunque, è una soluzione che, in questo caso specifico, potrebbe addirittura evitare parlamentarizzazione della crisi di governo.

Dopo la dimissione,

«il Presidente della Repubblica accetta le dimissioni del Ministro (o ne accerta la morte) ed emette il decreto di nomina del nuovo Ministro, scelto dal Presidente del Consiglio».

Perché dicevamo che si può evitare di fatto la crisi?

Perché è prassi che, nel caso si renda necessario il rimpasto, a sua discrezione il Governo possa decidere se aprire formalmente la crisi rassegnando le dimissioni o se procedere semplicemente alla sostituzione dei Ministri dimissionari.

Vista la vocazione di questo governo e del precedente governo Monti, entrambi ispirati dall’ideologia maggioritaria di Napolitano, non stupirebbe affatto se andasse a finire proprio così.

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